Sky Italia: Antitrust revoca in anticipo divieto di esclusiva sui diritti in streaming

L’Autorità Antitrust ha deciso di revocare con circa un mese di anticipo le misure che erano state imposte a Sky Italia nell’ambito dell’operazione effettuata con R2 di Mediaset, fra cui anche il divieto di acquistare diritti in esclusiva per la trasmissione via internet.

Lo ha reso noto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) con il consueto bollettino settimanale, in questo caso il numero 14/2022 (ecco il documento completo) pubblicato nel pomeriggio di oggi, 19 Aprile 2022.

In particolare, è presente il Provvedimento n. 30100, relativo all’istruttoria C12207B, che riguarda “SKY ITALIA/R2 – REVISIONE MISURE”.

Fra le misure imposte a Sky il divieto di diritti in esclusiva via internet

Nel 2018 Sky Italia aveva deciso di acquisire la piattaforma tecnologica R2, cioè i mezzi tecnico-amministrativi necessari alla predisposizione di un’offerta televisiva a pagamento sul digitale terrestre, di Mediaset Premium, all’epoca unico concorrente di Sky nel mercato della pay tv.

L’operazione, che aveva permesso a Sky Italia di lanciare la sua offerta sul digitale terrestre, era stata oggetto di apertura di un procedimento dell’Antitrust a Marzo 2019, per verificare gli effetti dell’operazione di concentrazione.

In merito al mercato della pay tv, Sky deteneva una quota di mercato del 75-80% negli anni 2017 e 2018. Mediaset Premium rappresentava il principale concorrente, mentre altri operatori presentavano una quota di mercato congiunta del 5-10% nel periodo Gennaio Novembre 2018.

Nel frattempo, però, Sky e Mediaset informarono l’Autorità della risoluzione dell’opzione di vendita, delle azioni intraprese per la restituzione di R2 a Mediaset e della scelta di Sky di non utilizzare più le numerazioni LCN di Mediaset.

Nonostante ciò, l’Autorità con provvedimento del 20 Maggio 2019 decise di imporre delle misure in relazione agli effetti prodotti dalla concentrazione e non eliminabili dalla risoluzione dell’opzione di vendita e dalla restituzione di R2.

Queste misure erano valide per tre anni dalla notifica del provvedimento di conclusione dell’istruttoria sull’operazione di concentrazione, quindi in questo caso con scadenza prevista per il 21 Maggio 2022.

Il principale obbligo imposto a Sky Italia era stato il divieto per il Gruppo Sky di stipulare nuovi contratti di acquisizione di contenuti audiovisivi e di canali lineari di editori terzi per il territorio italiano con clausole di esclusiva per la piattaforma Internet o con clausole aventi effetti equivalenti.

In generale, le misure erano state imposte con l’obiettivo di ripristinare il “compromesso livello di concorrenzialità” nel mercato della televisione a pagamento, che ha di fatto visto il ridimensionamento e l’abbandono dell’offerta digitale terrestre del principale concorrente di Sky nel mercato della televisione a pagamento, vale a dire Mediaset Premium.

In particolare, la misura del divieto di esclusiva per i diritti via internet era stata ritenuta necessaria dall’Antitrust per ripristinare una concorrenza potenziale nel mercato della pay tv evitando l’accaparramento dei contenuti da parte di Sky Italia, con l’obiettivo di medio periodo di ampliare i contenuti a disposizione di operatori alternativi che operano via Internet.

Le offerte via Internet costituivano, infatti, una parte minoritaria del mercato, compresa tra il 5% e il 10% dei ricavi totali.

Sky Italia ha richiesto la revisione misure per il mutamento del mercato

A distanza di qualche anno dall’imposizione delle misure a Sky Italia, l’emittente ha deciso di presentare all’Antitrust lo scorso 30 Novembre 2021 un’istanza di revisione delle misure imposte con il provvedimento n. 27784 del 20 Maggio 2019.

Secondo Sky, gli eventi successivi al procedimento hanno di fatto “modificato il contesto di mercato”, rendendo non più necessaria l’applicazione delle misure imposte.

In particolare, la pandemia di Covid-19 avrebbe causato “consolidati e irreversibili cambiamenti” nel settore della pay tv, mutando le abitudini degli utenti e accelerando la crescita della piattaforma Internet a vantaggio delle offerte degli operatori OTT e degli operatori telco.

Sky sottolinea inoltre che le piattaforme tradizionali (satellite e digitale terrestre) non conferirebbero più una posizione di vantaggio tecnologico e non rappresenterebbero più gli unici mezzi di trasmissione degli eventi live, inclusi quelli di natura sportiva e calcistica, in quanto la pandemia avrebbe determinato un “decisivo incremento dell’adozione dei servizi OTT da parte dei consumatori”.

Sky nella sua istanza ha ricordato lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazioni, oltre al cambio del principale broadcaster delle partite di calcio della Serie A, cioè la piattaforma OTT DAZN, che dal 2021 ha acquisito i diritti di tutte le partite in collaborazione con TIM.

In più, negli anni in Italia sono arrivate nuove piattaforme streaming OTT, come Disney+, mentre Amazon Prime Video ha aumentato l’offerta di contenuti televisivi (come alcune partite di UEFA Champions League in diretta).

Secondo Sky, in generale, gli operatori OTT hanno registrato un “notevole incremento dei loro abbonati e del loro fatturato”.

Dunque, l’azienda ha richiesto la revisione delle misure imposte, in particolare anticipandone il termine rispetto alla data del 21 Maggio 2022.

A seguito dell’istanza di Sky, sono arrivate anche le richieste di partecipazione al procedimento da parte di TIM e della Lega Serie A, poi accolte come parti terze.

Inoltre, nel corso del procedimento, l’Antitrust ha richiesto informazioni a diversi operatori attivi nell’offerta di servizi al dettaglio di televisione a pagamento e, nello specifico, a: Sky Italia, Chili, DAZN, Discovery Italia, Mediaset, Netflix, TIM, Vodafone Italia, Disney, Amazon e Apple Italia.

Sky Italia Antitrust

Il nuovo scenario della pay tv con la crescita dello streaming

Dal punto di vista della diffusione delle varie tecnologie trasmissive utilizzate per la televisione a pagamento, nel corso degli ultimi anni, si è osservato un incremento dello streaming via internet (dal 38% nel 2018 al 61% nel 2020) con una riduzione delle piattaforme terrestri e satellitari.

Sky Italia è rimasto di fatto l’unico operatore con un’offerta sul digitale terrestre, anche se come era stato annunciato dal 1° Aprile 2022 ha cessato le attività.

Fra le valutazioni dell’istruttoria Antitrust ci sono anche l’aumento della connettività in fibra e l’alta percentuale di consumatori italiani con Smart TV con accesso a internet.

Negli ultimi anni, il tasso di adozione dei servizi televisivi a pagamento veicolati via Internet (in modalità on-demand) appare essere incrementato significativamente.

Per quanto riguarda la crescita negli ultimi anni dello streaming, l’Antitrust sottolinea come la spesa dei consumatori in Italia ha subito una variazione dal 2018 al 2020 del 20%.

In merito alle quote di mercato, gli utenti unici dei servizi televisivi a pagamento on-demand sono aumentati del 33% nel Settembre 2021 rispetto al Settembre 2019 e tutti i principali servizi OTT presenti in Italia hanno osservato un incremento nell’utilizzo, compreso tra il 2% e il 35%.

Invece, per quanto riguarda Sky Italia, nel 2021 l’emittente rappresenta il 54% delle sottoscrizioni dei servizi televisivi a pagamento in Italia

Quanto alle piattaforme, Sky Italia ritiene che la piattaforma Internet sia adeguata alla diffusione dei contenuti audiovisivi, come dimostrerebbe l’esito della gara per i diritti di Serie A, oggi diffusa integralmente solo su Internet, che quindi rappresenterebbe una “chiara alternativa alle piattaforme tradizionali”, mentre le altre piattaforme sarebbero in contrazione a vantaggio di Internet.

Oltre a ciò, Sky osserva che una ulteriore novità è rappresentata dall’accordo tra TIM e DAZN, sui diritti della Serie A, alla luce della posizione detenuta da TIM e dei possibili effetti sulla concorrenza nei mercati delle telecomunicazioni fisse (all’ingrosso e al dettaglio)”.

A detta di Sky, dunque, l’assenza di parte significativa degli eventi della Serie A su digitale terrestre e satellitare costituirebbe una “radicale e imprevedibile (al tempo dell’imposizione delle Misure) modificazione della realtà” che ne giustificherebbe di per sé la loro rimozione.

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I pareri di TIM, Vodafone e DAZN

Come detto, l’Antitrust ha interpellato per un parere diversi operatori del settore, fra cui anche TIM, Vodafone e DAZN.

In merito alle condizioni della rete, sia DAZN che TIM concordano sul fatto che il miglioramento delle trasmissioni di eventi via internet non sia dovuto solo alla maggior disponibilità di connessioni ad alta capacità ma anche agli investimenti tecnologici effettuati per l’adeguamento delle reti di trasporto e di accesso, l’investimento in termini di CDN e l’adozione di tecnologie trasmissive che riducono la duplicazione dei flussi audio-video trasportati (multicast).

Per quanto riguarda invece la rimozione delle misure imposte a Sky ItaliaTIM si dichiara perplessa e preoccupata rispetto alla rimozione anticipata delle misure in quanto ritiene che Sky sia ancora un soggetto dominante nel mercato dei servizi televisivi a pagamento e, inoltre, osserva che il periodo di durata residua delle stesse è brevissimo.

TIM ritiene che le misure abbiano consentito agli operatori alternativi di fruire di una finestra di opportunità nell’acquisizione dei diritti audiovisivi su piattaforma Internet, ma ciò non avrebbe comunque “scalfito in maniera significativa la posizione di dominanza detenuta da Sky”.

TIM non ritiene quindi che sussistano i presupposti per una riduzione del termine di vigenza delle misure imposte dall’Antitrust.

Vodafone ritiene che le misure imposte a Sky dall’AGCM, in particolare con il divieto di esclusiva su Internet, non possano essere revocate in anticipo rispetto alla data di scadenza del 21 Maggio 2022, in quanto perdurano alcune condizioni strutturali identificate nel provvedimento.

Vodafone ritiene che Sky detenga ancora una posizione dominante tale da poter “eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza nel mercato della pay-tv e nei mercati a esso connessi” in virtù di legami di tipo verticale e conglomerale e che, quindi, non vi siano le condizioni per la revoca delle misure imposte.

Infine, DAZN ritiene che le misure adottate, in particolare il divieto di esclusive per la piattaforma Internet, fossero necessarie alla luce di quello specifico contesto di mercato delineatosi a seguito della concentrazione realizzata.

Ciò avrebbe contribuito, a parere di DAZN, a incrementare il livello di concorrenza nelle procedure di acquisizione dei diritti nazionali inerenti al Campionato di Serie A per il triennio 2021/24, “interrompendo il quasi-monopolio di Sky proprio grazie al rinnovato contesto di mercato, figlio anche della decisione contenuta nel Provvedimento”.

Dunque, DAZN ritiene che le misure assumano minor rilievo con riferimento ai diritti relativi alle competizioni nazionali, ma sottolinea che tali profili non potrebbero valere con riferimento alle competizioni internazionali.

TV Sky

Il via libera dell’Antitrust alla rimozione in anticipo delle misure imposte a Sky

Oltre alle considerazioni di Sky e dei concorrenti, lo scorso 8 Aprile 2022 è pervenuta la delibera AGCOM n. 101/22/CONS con cui l’Autorità ha espresso parere favorevole in merito allo schema di provvedimento finale relativo al procedimento in esame alla luce dei propri profili di competenza e considerato altresì il brevissimo periodo residuo di vigenza delle misure.

L’AGCOM ha ritenuto che la posizione detenuta dalle società riconducibili al Gruppo Sky, in ragione delle attività svolte contemporaneamente nei mercati delle comunicazioni elettroniche e in quelli del sistema integrato delle comunicazioni, non determinasse effetti lesivi del pluralismo.

Nelle sue valutazioni finali, l’Antitrust fa notare come dal 2019 al Novembre 2021 si è registrata una “decisiva riduzione” della quota di mercato di Sky Italia, che era superiore all’80% nel 2019 ed è recentemente scesa al di sotto del 55% nel periodo Luglio – Novembre 2021 (successivamente all’avvio del nuovo Campionato di Serie A).

Uno dei principali nuovi concorrenti di Sky degli ultimi anni è DAZN, che grazie al campionato di Serie A ha aumentato gli abbonati: se nel periodo Gennaio – Giugno 2021 DAZN deteneva meno del 10% della quota di mercato, a partire dal mese di Luglio 2021 la quota di mercato è almeno raddoppiata, attestandosi al di sopra del 20%.

Secondo l’AGCM, l’istruttoria avrebbe permesso di appurare che non vi sono motivi ostativi alla rimozione integrale delle misure imposte a Sky Italia nel 2019.

Le motivazioni prese in considerazione sono soprattutto il ridotto tempo residuo di vigenza degli impegni, l’assenza di contenuti audiovisivi di natura premium da acquisire durante la vita residua di tali misure, e i livelli di concentrazione di mercato che, anche in considerazione degli effetti innescati dal “cambiamento degli stili di consumo di prodotti audiovisivi dovuti alla pandemia da Covid-19”, hanno raggiunto livelli inferiori a quelli precedenti all’operazione di concentrazione.

In questo modo, l’AGCM ha ritenuto che siano venute meno le ragioni di fatto e di diritto che avevano giustificato l’imposizione delle misure a Sky Italia.

Per questo motivo, l’Autorità Antitrust ha deciso quindi di revocare le misure imposte a Sky Italia con delibera n. 27784 del 20 Maggio 2019, che sarebbero dovute terminare il prossimo 21 Maggio 2022.

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