Rock Down – Altri cento di questi giorni, un affare di famiglia

Trovarsi senza parole. È per me una sensazione inedita, di quelle che mi lasciano spiazzato, mi mettono a disagio, mi lasciano sprovvisto di una qualsiasi strategia di difesa.

Non mi trovo mai senza parole, e dietro le parole, se necessario mi trincero, per difendermi, più spesso le utilizzo per attaccare, quasi sempre stanno lì disseminate per costruire la mappa genetica del mio stare nel mondo.

Solo che, dopo quello che Rock Down- Altri cento di questi giorni è stato, mi trovo letteralmente sprovvisto di parole. Sarà che lì, in Rock Down-Altri cento di questi giorni, il libro, prima, e la performance, poi, di parole ce n’erano più di quante in genere non siano a disposizione di chi fa il mio mestiere, quasi nove milioni di battute, cinquemilacinquecento pagine, un vero sproposito. O sarà, magari, che tutte le parole spese a salutare, ringraziare, usate anche per presentarmi e abbracciare, tanti i momenti toccanti e emozionanti avvenuti fuori dalla scena in queste settantadue ore e quindici minuti di performance, hanno in qualche modo prosciugato il mio pozzo, lasciandomi momentaneamente a secco, in attesa che finisca l’arsura, la siccità, e piano piano le parole, sempre loro, tornino a fluire.

Il fatto è che Rock Down- Altri cento di questi giorni, reading da Guinness dei Primati, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare la certificazione, il record precedente stracciato già dopo la fine della prima delle tre giornate avvenuta al Teatro Elfo Puccini, con seconda location agli IBM Studios Milano, è stato davvero qualcosa di unico e incredibile, sono di parte ma credo di poter parlare anche per voce di chiunque vi abbia in qualche modo preso parte, sia come organizzatore, sia come lettore sia pure come spettatore. Questo, in effetti, è avvenuto. Il mio diario monstre, le nove milioni di battute e cinquemilacinquecento pagine di libro di cui sopra, qualcosa di intimo, intimissimo, personale, la mia famiglia lì in ogni passo, a muoversi in un mondo di colpo sotto scacco per il Covid19, è diventato qualcosa di completamente diverso, un’opera collettiva, corale, le mie parole interpretate, letteralmente e letterariamente, da trecento e passa lettori, circa, ognuno a metterci ovviamente non solo la voce, ma anche il suo vissuto, i suoi due anni di pandemia. Una forzatura intellettuale, questa, rendere corale un diario, che è però divenuta realtà minuto dopo minuto, vedendo alternarsi su quel palco, reale, quello della Sala Bausch dell’Elfo Puccini, come quello degli IBM Studios Milano, ma anche virtuale, sul canale YouTube RockDown2022, tanti volti a me amici e familiari, proprio a partire dal nucleo della mia famiglia, mia moglie Marina, i nostri quattro figli Lucia, Tommaso, Francesco e Chiara, questi ultimi presenti con le loro classi e maestre al gran completo, in uno dei momenti più toccanti dell’intera performance, passando per amici, da quelli milanesi a quelli giunti fin qui da Ancona, la mia città natale, presente anche a livello formale nel patrocinio del Comune, giunto subito dopo quello del Comune di Milano, andando poi a farsi presente nelle voci di una vera marea di persone, da componenti del mio mondo lavorativo, quello dello spettacolo, passando davvero per qualsiasi ambito professionale e sociale, dalla politica alla sanità, passando per l’istruzione, il terzo settore e davvero chi più ne ha più ne metta. Un cast, fatemi usare una parola decisamente sbagliata, che si è composto naturalmente in totale autonomia, semplicemente iscrivendosi attraverso un form online, e che ha visto alternarsi voci, volti e nomi in molti casi giunti fin qui da lontano, anche lontanissimo, Roma, Bari, Ginevra, Fano, in altri da pochi passi, ma sempre e comunque con l’idea ferma di prendere parte a un evento collettivo, a suo modo catartico, un voler mettere un punto e andare a capo, metafora che prova a farsi reale.

Certo, tutto questo non sarebbe stato possibile se in partenza questa mia folle visione, perché di folle visione si tratta, non avesse incontrato un folle visionario come Claudio Trotta, promoter, agitatore culturale, davvero impensabile includerlo in una sola definizione, pronto a buttarsi a capofitto con me dentro un progetto senza precedenti, una lettura pubblica che si sarebbe dovuta sviluppare senza interruzioni, se non tecniche, per tre giorni e tre notti di fila, tutti a leggere un testo per altro inedito, un diario intimo e personale. E tutto questo non sarebbe stato possibile se, entrata a livello produttivo la sua Slow Music, non si fosse preso incarico della parte pragmatica Stefano Bonagura, collega che conoscevo di nome da sempre, ma che mai fino a quel momento avevo avuto occasione di conoscere, dimostratosi una vera certezza in qualsiasi tipo di difficoltà o problematica, non a caso chiamato “il soluzionista”, oltre che, come nel caso di Claudio, sono stato spudorato nei miei confronti per tutte queste ore di lettura non vedo perché non dovrei esserlo nei loro confronti, umanamente una persona di una ricchezza assoluta, sarei disposto a leggere personalmente per settantadue altre ore per poterci continuare a avere a che fare. Da quel primo incontro, quindi, l’idea di partire allo sbaraglio, ecco l’arrivo del Comune di Milano, col patrocinio e la partecipazione dell’Assessorato alla Cultura, nella persona di Tommaso Sacchi, e poi quello di Ancona, che durante la performance ha tenuto aperta la Mole Vanvitelliana, trasformandola in grancassa di quel che a Milano stavamo facendo, anche lì il patrocinio del Comune e l’appoggio dell’Assessorato alla cultura, nella persona di Paolo Marasca.

Poi l’arrivo di IBM Studios Milano, col team guidato da Manuela Regattieri e il lavoro indefesso di Simona Zagaria e Loredana Fierro, i momenti in cui a calcare quel palco, fisico e virtuale, sono stati l’AD Stefano Rebattoni, o il VP Marketing Emea Luca Altieri, agli Studios, come Patrizia Guaitani, Director Technical Sales & Distiguished Engineer, e Gianluca Meardi, Strategy Consultant, all’Elfo Puccini a sancire una vicinanza non solo ideale, ma fisica, pratica.

Ripeto, fatico a trovare le parole, seppur ne stia inanellando anche stavolta tante, forse troppo formali, prive di pulsioni vitali.

Ma come potrei mai riuscire a descrivere settantadue ore e quindici minuti così incredibili? Perché non solo abbiamo superato le settantadue ore che ci eravamo preposti, di quindici minuti, ma lo abbiamo fatto, miracolo nel miracolo, senza mai una pausa tecnica, neanche un minuto di vuoto tra una lettura e l’altra, certo correndo come pazzi, dietro le quinte, sostituendo in corsa lettori e lettrici che, spesso causa Covid, defezionavano, ma sempre trovando generosi sostituti, con gente che non solo veniva a leggere, ma si fermava, tornava, mandava amici e parenti, una vera maratona possibile in virtù della forza di volontà di una connessione di corpi e anime come non ci capitava di vedere da anni. A me, personalmente, orso che non sono altro, non era forse mai capitato prima, e dubito ci siano altri esempi di una performance del genere, Guinness a parte, una vera e propria creatura dotata di vita propria che ha animato, questo mi hanno detto salutandoci, un posto magico come il Teatro Elfo Puccini, certo abituato a un via vai di persone, abituato a situazioni di cultura e di spettacolo, ma mai attraversato da un tale flusso ininterrotto di persone, giorno e notte, anche grazie a loro tutto questo è stato possibile. Come è stato possibile per la generosa opera di volontariato di chi si è prestato a accogliere i lettori, anche qui, amici vecchi e nuovi, disposti a fare le ore più tarde della notte come quelle del giorno per rendere possibile un’opera d’arte, chiamiamo le cose col proprio nome, destinata sicuramente a essere in qualche modo matrice per quel che ne potrà seguire.

So che quando si scrivono pezzi come questo, che in qualche modo vogliono essere anche un tributo a quanti hanno dato forza e reso possibile qualcosa di incredibile, l’attenzione dovrebbe essere tutta rivolta a non dimenticarsi di nessuno, e so perfettamente che invece dimenticherò qualcuno, ma quel che mi sta a cuore è in realtà provare a trasmettervi il senso di meraviglia e di vitalità che per settantadue ore e quindici minuti mi hanno attraversato, come una lunghissima defibrillata arrivata dopo due anni di apatia. Non tanto per aver sentito le mie parole prendere vita attraverso così tante voci, anche, ovviamente, quanto piuttosto per aver visto la voglia di stare connessi, di entrare dentro un progetto che era letteralmente collettivo, di esserci e di esserci mettendosi a disposizione, facendo la propria parte, gocce in quel mare che è tale proprio in virtù di ogni singola goccia che lo compone. Se penso a quanti, specie tra coloro che non conoscevo, mi hanno descritto l’emozione di essersi ritrovati a leggere qualcosa che parlava esattamente di loro, scelta casualmente, in realtà, a dimostrazione che il caso non esiste, ma di connessione appunto si tratta.

E se l’inter per ché arrivava a Teatro come a IBM Studios Milano partiva dal farsi fotografare dagli artisti di F31, Roberto Prosdocimo, Federico Lanzani, Ester Elmaleh e i loro collaboratori, lì a immortalare i lettori in vista di una altra grande opera collettiva, ma di questa vi parlerò nei prossimi giorni, proseguendo poi con l’approdo in sala, in una panchina breve che li avrebbe poi portati davanti al microfono e alle telecamere dello streaming, un pubblico basculante a ammirarli dal vivo, quel che succedeva poi, a lettura finita, era se possibile anche più emozionante, un vero fisico e mentale abbraccio, il sentirsi finalmente di nuovo parte di un mondo che per due anni ci è stato in qualche modo precluso, lì a raccontare il proprio lock down di fronte alle telecamere di Mattia Toccaceli e di mia figlia Lucia Monina, con la collaborazione fondamentale di Giampiero Bartolini e Noemi Bifronte, a fare foto e fermare il backstage su tela, prossimamente il tutto visibile sotto forma di documentario, opera d’arte sull’opera d’arte, lasciatemi andare a un po’ di poesia.

Come chiunque abbia assistito a Rock Down- Altri cento di questi giorni, e io sono stato fisicamente all’Elfo Puccini per sessantanove delle settantadue ore della performance, andando giusto due ore a IBM Studios e una a casa, due ore dormite in una branda nei camerini, in tutto, un tiramisù, un panino con bacon e insalata, due brioche e quattro banane mangiate per l’intera durata dell’evento, come chiunque abbia assistito a Rock Down- Altri cento di questi giorni, potrei stilare l’elenco dei momenti che più mi hanno commosso, come di quelli che più mi hanno divertito, come potrei dire quando il mio ego si è nutrito maggiormente per la presenza di nomi che fanno parte da sempre della mia formazione, magari giocando di paraculismo potrei citare i momenti in cui mi sono alternato al microfono con mia moglie, e dopo settantadue ore e quindici minuti in cui ho parlato di lei, attraverso le voci di trecento e passa persone non credo serva specificare più che tanto il mio amore, a occhio, ma sottolineare come senza la sua fermezza al mio fianco e la sua presenza costante tutto questo non sarebbe mai diventato altro che una delle mie idee bizzarre è quasi pleonastico, questo è a tutti gli effetti un “affare di famiglia”, una nostra idea che è nata a tavola, prima, e in casa, non a caso i nostri quattro figli ci sono stati, con ruoli diversi a seconda dell’età, Tommaso lì dietro le quinte con altri volontari, Lucia più in vista, estrosa com’è, i gemelli con la quinta A e la quinta C della Scuola Bacone, parte integrante del progetto, insieme alle Scuole Civiche di Milano e altre scuole di teatro, fondamentale anche il supporto logistico del CPM di Milano e della Mirò Music School di Sedriano di Rosa Bulfaro.

Mi fermo. E ripeto, mi trovo senza parole. Troppe persone cui dire grazie, ai trecento e passa lettori, alla mia famiglia, a Claudio Trotta e Stefano Bonagura di Slow Music, al Teatro Elfo Puccini, a IBM e IBM Studios Milano, al Comune di Milano e a quello di Ancona, a tutto il reparto tecnico, capitanato da Luca Pacifici, ai già citati Mattia Toccaceli, Giampiero Bartolini e Noemi Bifronte, che hanno lavorato con Lucia a fermare il tutto per quello che diventerà il documentario che racconterà il tutto, ai ragazzi di F31 che hanno realizzato una incredibile opera d’arte di cui vi parlerò in seguito, all’editore Edizioni Underground, che non solo ha lavorato a creare a sua volta un’opera unica, la sola copia del libro, e anche di questo vi parlerò nei prossimi giorni, ma si è speso per assoldare lettori per tutta la durata dell’evento, seppur dire grazie ai proprio compagni di squadra potrebbe suonare a sua volta eccentrico, perché quel che abbiamo fatto lo abbiamo fatto noi, mica l’ho fatto io, a tutti quanti hanno lavorato per rendere realizzabile questa visione fatta a occhi aperti.

Una visione che è fatta sì di sogni a occhi aperti, ma anche di numeri.

Trecentosei lettori, di cui centonovantuno donne, centoquindici uomini. Lettrice che ha calcato per più tempo il palco, con oltre quattro ore, Lucia, mia figlia. Numeri che si sommano agli altri numeri, i nove milioni di battute, le cinquemilacinquecento pagine di libro, le settantadue ore e quindici minuti di diretta ininterrotta, le centinaia di cuori che sono entrati in connessione dando vita a un piccolo miracolo.

Poi, siccome non mi piace lasciarmi andare a sentimentalismi, e comunque ho già lungamente ringraziato i tanti che ci sono stati, ognuno alla sua maniera, sì, resta che abbiamo infranto un record, e abbiamo fatto una performance artistica destinata a rimanere nel tempo, unica e al limite destinata a essere matrice, la prima volta. Bravi tutti noi, quindi, e un bravo lo dico anche a me stesso, che tutto questo ho pensato, un giorno, parlando con Marina, e tutto questo ho scritto e realizzato, sono indeciso se tatuarmi il logo disegnato per noi dall’artista Giorgio Toccaceli o andarmi a comprare un lungo abito rosso, come Marina Abramovic, appena mi riprendo decido.

Noi siamo sempre qui, pronti alla prossima avventura. Magari non già domani, ma certo non tra due anni.

Questo l’elenco di chi ha contribuito con la propria voce a realizzare Rock Down- Altri cento di questi giorni:

Gregory Fusaro, Massimo Bernardini, Folco Orselli, Gianfelice Facchetti, Porfirio Rubirosa, Lucia Monina, Luciano D’Abbruzzo, Salvatore Michele Goffredo Picardi, Stefano Bonagura, Gemma Viola Fantini, Antonino Muscaglione, Federica Perilli, Alexa Avitabile Leva, Noemi Bifronte, Isabella Cremonesi, Emiliana Murgia, Chiara Bergamelli, Amedeo Abbate, Simona Vella, Anita Zocca, Raffaella D’Alessio, Francesca Lareno Faccini, Antonio Re, Michele Monina, Valentina Natali, Matteo Tosi, Carlotta Maranesi, Marcella Del Vecchio, Marina Bastianelli, Federica Sosio, Claudia Racchetti, Stefano Rebattoni, Laura Librizzi, Samia Kassir, Andrea Frosi, Andrea Mirò, Lucia Ciarabelli, Marco Drago, Edoardo Bravosi, Giorgio Tosi, Luca Altieri, Leandro Barsotti, Rudy Marra, Adriano Adrien Viglierchio, Jasmine Avitabile Leva, Lorenzo Zucchi, Manuela Longhi, Grazia Orlando, Irene Slaviero, Nina Atzeni, Davide Beduzzi, Ettore Casati, Chiara Combattente, Mattia Ariel Dookhurrun, Ludovico Bottari, Antoneth Flores, Alice Clara Gomarasca, Giovanni Lazzarini, Giorgia Massa, Sofia Matarazzo, Evaluna Melli, Zeth Zymon Monakil, Chiara Monina, Vittorio Pisoni, Anita Rutigliano, Gianluca Pietro Salama, Lorenzo Taje’, Lucrezia Tritapepe Allodi, Giuditta Vitagliano, Michela Bacchetti, Simona Elli, Matteo Borghi, Carlo Boemondo Calabrese, Alice Chiusani, Yassin Elame, Hugo Fedrizzi, Maia Franchi, Elia Guzzi, Sebastiano Iannotta, Jiang You Xuan, Viola Libassi, Angela Malacalza, Jeremias Mavelia, Giselle Rivera Mayorga, Francesco Monina, Allegra Pagliai, Maria Squillace, Camille Tique, Damla Topal, Beatrice Tosi, Filippo Livio Zanotto, Claudio Trotta, Simona Molinari, Milena Vaccaro, Pippo Kaballà Rinaldi, Vincenzina Cirillo, Elisa Erin Bonomo, Morgana Stell, Marco Ferradini, Roberto Trinci, Anna Jurecic, Simona Zagaria, Mauro Panigada, Giusy Daniele, Simone Zani, Marco Montanari, Alessandro Pentella, Laura Stella, Valentina Arru, Roberta Giallo, Marian Trapassi, Rossella Gallo, Elena Farina, Stefano Gnasso, Gaia Gentile, Don Andrea Florio,Grazia Sambruna, Carla Maria Anesi, Simonetta Carli, Maria Antonietta Colaprico, Suela Elezi, Mattias Elezi, Claudia Donzelli, Romina Falconi, Marta Charlotte Ferradini, Morgan, Alberto Fortis, Pierdavide Carone, Giorgia Bazzanti, Monica Tagliabue, Guglielmo Rutigliano, Chiara Oliviero, Eleonora Villa, Franco Mussida, Ruggero “VivaVerba” Andreozzi, Chiara Liccese, Daniele “Sheffer” Pecoraro, Gabriel Bagini, Clemente Mezzacapo, Nicole Codispoti, Simone Tuccio, Sofia Scafficchia, Giulia Losito, Miriana Circulallo, Rossella Ricci, Giuliano Gabriele, Silvia Iafrate,
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