Queen, Brian May racconta il lato più umano di Freddie Mercury: “Era affettuoso e attento agli altri, sempre in grado di sorprenderti”

Il chitarrista dei Queen Brian May, parlando del rapporto di tensione creativa all’interno della band una volta ha detto: «Era come avere quattro pittori che dipingono sulla stessa tela».

Quattro artisti e virtuosi degli strumenti che volevano contribuire con le loro idee alla visione dei Queen, creando un’energia inarrestabile e facendoli diventare una delle band più grandi e durevoli nella storia del rock. Una band in cui tutto e quattro i membri scrivono canzoni e firmano hit (Roger Taylor ha scritto Radio Ga Ga, Brian May ha creato We Will Rock You e John Deacon ha firmato il singolo più venduto, Another One Bites the Dust), con in più una personalità stravagante, indefinibile e ipercreativa come quella di Freddie Mercury può essere difficile da gestire ma i Queen lo hanno fatto attraversando i decenni i cambi di suono e l’evoluzione della musica britannica con un crescita costante, che non si è mai fermata e anzi è ulteriormente cresciuta dopo la scomparsa di Freddie. Una fine tragica che però lo ha trasformato in un’icona, il frontman definitivo capace di conquistare il pubblico di tutto il mondo.

Nel corso degli anni però Brian May ha raccontato un lato inedito di Freddie Mercury e i dettagli della grande amicizia che ha unito la band: «Era teatrale, sempre pronto a fare scenate ma è stato lui a tenerci insieme. Freddie era quello metteva le cose a posto nei Queen».

Secondo Brian May le due personalità davvero all’opposto erano lui e il batterista Roger Taylor: «Non esiste un singolo argomento su cui io e Roger non abbiamo opinioni contrastanti. Se fosse stato per noi, non credo che saremmo rimasti insieme così tanto tempo. Avevamo bisogno di qualcuno che fosse pragmatico e diplomatico e Freddie era quella persona». Il chitarrista ha ricordato anche una frase tipica di Freddie  che poi è diventata il credo artistico dei Queen: «Noi non facciamo compromessi». «All’interno della band invece lo facevamo sempre, ed è per questo che siamo sopravvissuti così a lungo».

Peter Hince, che è stato roadie di Freddie Mercury (e anche tecnico del basso di John Deacon) per 12 anni, dai tempi di Bohemian Rhapsody all’ultimo glorioso concerto del 9 agosto a Knebworth Park che ha concluso il tour di A Kind of Magic ha raccontato nel libro Queen Unseen la sua esperienza con la band, in studio e sul palco: «Si parla di Freddie e del suo ego, ma non era così grande come la gente crede. Era una persona normalissima. Sapeva non prendersi troppo seriamente, mentre alcuni degli altri ragazzi della band no, non allo stesso modo. Con Freddie si poteva ridere, ma si sapeva bene quale fosse la linea di confine. Non era necessariamente la prima donna che tutti pensavano che fosse. Ho lavorato per Bowie, ma nessuno aveva l’aura che possedeva Fred. Forse un po’ Mick Jagger, fino a un certo punto.  Si capiva che era una persona speciale».

Anche Brian May lo ricorda nello stesso modo: «Tutti pensano che Freddie fosse inavvicinabile, invece era una persona affettuosa e molto attenta agli altri, capace sempre di sorprenderti»

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Queen, Brian May racconta il lato più umano di Freddie Mercury: “Era affettuoso e attento agli altri, sempre in grado di sorprenderti”

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