Le 25 decisioni più disastrose della storia del pop | Rolling Stone Italia

Diceva il poeta settecentesco Alexander Pope che errare è umano. Noi comuni mortali sbagliamo su piccola scala, lasciamo le chiavi di casa in ufficio oppure ci scordiamo di ordinare le patatine al drive-thru. Quando a sbagliare sono le rockstar, gli errori diventano epici e spettacolari, con conseguenze spesso catastrofiche.

Sono errori che danno origine a decenni d’interrogativi amari: «Cosa sarebbe accaduto se non avessi indossato nel video quella canotta rosa? E se non avessi detto che ero più importante di Gesù? E se non avessi fatto il saluto romano in quella stazione?». Nella vita, però, indietro non si torna e anche alle rockstar tocca convivere con le conseguenze delle loro azioni.

Questo elenco racconta 25 casi tratti dalla lunga storia delle decisioni tragiche delle rockstar (e di chi le gestisce). Abbiamo scelto di limitarci alle decisioni professionali che hanno avuto un impatto sulle loro carriere: molte star hanno fatto cose terribilmente distruttive (vedi droghe e rapporti con le donne): le lasciamo ad altre liste.

25La Warner offre 80 milioni ai R.E.M. in fase calante (1996)

Foto: Santiago Bueno/Sygma/Getty Images

Si capisce perché la Warner Bros credesse che i R.E.M. meritassero nel 1996 un contratto discografico da 80 milioni di dollari per altri cinque album. Arrivavano da un filotto di dischi di grandissimo successo, con hit come Losing My Religion, Everybody Hurts e Man on the Moon, ed erano stati nei precedenti 15 anni amatissimi dai critici di tutto il mondo. Si era nel picco dei contratti milionari per icone come Janet Jackson e Metallica, e coi CD a 20 dollari le etichette sguazzavano nei profitti. La Warner però non sapeva che il batterista Bill Berry stava per andarsene. E che l’album del 1998 Up sarebbe stato un flop commerciale. E che i dischi seguenti avrebbero ottenuto risultati anche peggiori. Né poteva prevedere l’arrivo di Napster che, di lì a pochi anni, avrebbe distrutto il business model basato sui CD. L’azienda credeva che il 1996 sarebbe durato per sempre e questa cosa le è costata una fortuna. Dopo 25 e passa anni, questo dei R.E.M. è ancora considerato il contratto discografico peggiore di tutti i tempi.

24Dee Dee lascia i Ramones e fa un disco rap (1989)

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Foto: LGI Stock/Corbis/Getty Images

Dee Dee Ramone era un ottimo bassista, nonché un grande autore di musiche e testi. Ma era un rapper decisamente pessimo. Lo dimostra il singolo del 1987 Funky Man, che contiene perle come “Suono il basso in un gruppo punk / Sono stato in giro per tutto il mondo / Anche in Giappone / E nulla può più sorprendermi, amico / Ho visto tutto / Mi sono divertito / Qualcuno dovrebbe fare una bambola di Dee Dee”. I suoi compari dei Ramones erano mortificati quand’ha iniziato a presentarsi ai concerti vestito da rapper e non lo hanno certo incoraggiato nella decisione di incidere un album rap nel 1989, cambiando nome in Dee Dee King. Quello stesso anno ha lasciato i Ramones. Il disco è stato un clamoroso buco nell’acqua a livello commerciale e di critica e lui è tornato al punk-rock.

23MC Hammer diventa gangsta (1994)

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MC Hammer era il rapper di maggior successo dei primi anni ’90. Le cose sono cambiate rapidamente quando, dopo The Chronic di Dr. Dre, il gangsta rap ha reso inesorabilmente datati pezzi come U Can’t Touch This e 2 Legit 2 Quit. Hammer ha reagito eliminando MC dal nome d’arte e proponendo una propria versione del G-funk nel disco del ’94 The Funky Headhunter. Nel video del singolo di traino, Pumps and a Bump, Hammer aveva slip talmente stretti da risultare imbarazzanti, circondato da donne in bikini succinti. Era così sconcio che MTV non l’ha messo in heavy rotation e l’album ha venduto molto meno dei lavori precedenti del rapper. L’America avrebbe accettato Hammer nei panni del gangsta? Forse no. Ma Hammer in slip è stato decisamente troppo.

22I Mötley Crüe licenziano Vince Neil e fanno un album industrial (1994)

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Foto: Mick Hutson/Redferns

L’avvento dell’alternative rock, a inizio anni ’90, è stata sostanzialmente una condanna a morte per la maggior parte delle band hair metal degli ’80. Se c’era una band di quel tipo che poteva cavasela, si trattava dei Mötley Crüe. Erano i big di quella scena, Nikki Sixx era (e ancora lo è, tecnicamente) un autore molto dotato e il loro LP del 1989 Dr. Feelgood era il loro lavoro più popolare di sempre. Se si fossero impegnati, se avessero lavorato sodo e se avessero sfruttato l’onda di Dr. Feelgood, non sarebbe stato impensabile vederli a fianco dei Nirvana. Invece hanno cacciato il frontman Vince Neil e hanno assoldato John Coraby, decidendo di fare un album di alt rock. Il processo è durato cinque anni e quando sono tornati nel 1994 con l’album omonimo il grunge stava tramontando. Sembravano visitatori sbarcati da un’altra era e il loro tour promozionale per il disco si è svolto di fronte a un mare di posti a sedere vuoti. Tre anni dopo si sono riuniti con Vince Neil e hanno tentato di andare avanti, ma ormai le persone a cui non importava più nulla di loro erano troppe.

21Scooter Braun fa incazzare Taylor Swift (2019)

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Foto: VCG/VCG/Getty Images

Scooter Braun non sapeva in quale casino si stava cacciando quando, nel 2019, ha comprato la Big Machine, che in catalogo aveva i master di Taylor Swift. Il manager che gestiva Justin Bieber, Ariana Grande e Usher deve avere pensato che avrebbe potuto semplicemente utilizzare i master e farli fruttare, ma non aveva fatto i conti con Swift, che ha espesso il proprio disappunto per la situazione e ha cominciato a reincidere tutti i vecchi album per divenire proprietaria dei nuovi master. Braun è diventato all’istante il nemico giurato degli Swifties. «Mi spiace che Taylor abbia reagito così», ha detto nel 2021. «Non so cosa le abbiano riferito. Le ho chiesto più volte di parlare, ma ha sempre rifiutato». Swift dice che non è vero, ma ormai non importa: la reputazione di Braun non è mai stata peggiore.

20Il discorso di Suge Knight ai Source Awards dà il via alla guerra East-West Coast (1995)

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Foto: Jeff Kravitz/FilmMagic/Getty Images

È l’agosto del 1995, Suge Knight sale sul palco dei Source Awards insieme a Danny Boy per ritirare il premio per la colonna sonora di Above the Rim: «Chiunque desideri essere un artista o rimanere una star e non voglia preoccuparsi che un produttore esecutivo si ficchi a forza in tutti i dischi e i video, deve venire alla Death Row». Era una frecciatina a Puff Daddy e al suo lavoro con Notorious B.I.G. È stata la scintilla che ha dato inizio alla guerra dei rapper, fra East e West Coast che per alcuni ha portato indirettamente alla morte di Tupac Shakur e Biggie, alimentando le tensioni fra le fazioni. Knight ha fatto di molto peggio nella vita, ma nessuno degli altri suoi atti ha avuto conseguenze altrettanto tragiche.

19I Beach Boys non si presentano al Monterey Pop (1967)

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Foto: Michael Ochs Archives/Getty Images

Il Monterey Pop Festival era stato concepito per far sfilare i migliori nuovi artisti come Who, Jimi Hendrix Experience, Grateful Dead, Mamas & The Papas e Big Brother and The Holding Company. Brian Wilson era nell’organizzazione e i Beach Boys dovevano suonare la seconda sera del festival. Sembrava sensato visto che erano la band californiana per eccellenza e Good Vibrations era stata un successone l’anno prima. Ma la band era nei casini per via del deterioramento delle condizioni mentali di Brian, del suo fallimento nel concludere il progetto Smile e della battaglia di Carl Wilson per non essere mandato in Vietnam. I Beach Boys hanno poi offerto molte e diverse scuse per spiegare il forfait all’ultimo minuto, ma sicuramente un grosso ruolo l’ha giocato la paura di sfigurare al fianco di tante nuove band decisamente hip. Col senno di poi, quella decisione è stata un grosso punto di svolta nella loro carriera. hanno continuato a fare tanta bella musica, ma sono rimasti fuori dal mainstream.

18David Bowie dice che Hitler è stato uno delle prime rockstar (1975)

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Foto: PA Images/Getty Images

La cocaina è una droga infame. Ha cagionato molte pessime decisioni nella storia del rock e ha condotto a disastri epici come il disco degli Oasis del 1997, Be Here Now, e a gran parte della produzione di Elton John negli anni ’80. David Bowie, in qualche modo, ha dato il meglio di sé usandola e la sostanza ha fornito il carburante per il suo capolavoro del 1976 Station to Station. Ma il prezzo da pagare, in termini di salute mentale, è stato enorme, visto che non dormiva per giorni e giorni. E la privazione di sonno può essere uno dei motivi per cui ha regalato questa gemma stranota a un giornalista di Playboy, nel 1976. «Credo fermamente nel fascismo», ha detto. «Adolf Hitler è stato una delle prime rockstar». Proprio in quel periodo Bowie è stato fotografato mentre faceva quello che sembrava proprio un saluto romano in Victoria Station, a Londra. Bowie ha negato, ovviamente, e sembra che lo scandalo del saluto sia stato frutto di una foto scattata nell’attimo sbagliato mentre il cantante salutava i fan, ma è servito a fomentare parecchia stampa tossica. La morale è questa: non farti di coca, non pontificare in pubblico sulla gloria del fascismo e non salutare i fan con quello che sembra un “Heil Hitler”. Non fai mai una bella figura.

17I Bee Gees e Peter Frampton trasformano “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” in un film (1979)

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Foto: Michael Putland/Getty Images

Nel 1978 non c’erano artisti al mondo più grandi dei Bee Gees e Peter Frampton. I loro album più recenti, Frampton Comes Alive! e la colonna sonora di Saturday Night Fever, insieme avevano venduto milioni di miliardi di copie e li avevano resi superstar da grandi stadi. Hanno deciso di unirsi per realizzare il mostruoso musical-jukebox Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band insieme a Steve Martin, George Burns, Alice Cooper, Aerosmith, Donald Pleasence e Sandy Farina. Diretto da Michael Schultz, il film prende la musica dei Beatles e la trasforma in una specie di sogno febbrile psichedelico, mixato con un varietà anni ’70 tipo Donny & Marie. «I ragazzi di oggi non conoscono Sgt. Pepper dei Beatles», disse Robin Gibb. «Quando uscirà la nostra versione, sarà come se la loro non fosse mai esistita». Ehm, no. È stato uno dei peggiori flop nella storia del cinema e i Bee Gees e Frampton ne sono usciti malissimo.

16I Metallica se la prendono con i propri fan per via di Napster (2000)

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Foto: Bernd Muller/Redferns

I Metallica non avevano tutti i torti nel considerare Napster una minaccia per l’industria discografica. Né avevano torto ad arrabbiarsi per il leak della loro canzone del 2000, I Disappear, diffusa tramite la piattaforma di file sharing prima della pubblicazione ufficiale. E non avevano torto nemmeno quando hanno fatto causa a Napster. Ma agli occhi di molti fan hanno esagerato quando hanno consegnato i nomi di oltre 30 mila fan del gruppo a Napster, chiedendo che venissero bannati dall’utilizzo del servizio. La ricaduta negativa li ha tormentati per anni. «Forse non è stata la mossa di pr migliore di tutti i tempi, ma se non altro abbiamo vinto la causa», ha detto il batterista Lars Ulrich. «Ormai è inutile anche solo parlarne, ma all’epoca sembrava un’ottima idea».

15Ashlee Simpson va a SNL, ma avrebbe fatto meglio a darsi malata (2004)

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Foto: Dana Edelson/NBCU Photo Bank/Getty Images

La carriera di Ashlee Simpson stava esplodendo quando nell’ottobre del 2004 è stata chiamata a prendere parte a un episodio di Saturday Night Live come ospite musicale, al fianco di Jude Law. Ha cantato Pieces of Me, ma quando è tornata per Autobiography è partita una registrazione in playback della linea vocale di Pieces of Me. Mortificata, Simpson ha fatto una risatina prima di lasciare il palco, mentre il programma andava in pubblicità. La scena è diventata virale (per quanto fosse possibile in quell’era in cui i social media erano in una fase primordiale) e tutti hanno pensato che Simpson fosse una truffatrice tipo Milli Vanilli. La cantante poi ha fornito diverse spiegazioni di quel playback, incluso il reflusso gastrico. Nessuno se ne sarebbe mai accorto se a SNL avessero premuto il tasto giusto, ma quell’errore fatale ha danneggiato la sua carriera.

14John Lennon dice che i Beatles sono «più popolari di Gesù» (1966)

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Foto: Hulton-Deutsch Collection/Corbis/Getty Images

Nel febbraio del 1966, John Lennon, parlando con Maureen Cleave dell’Evening Standard, ha iniziato a pontificare sulla religione. «Il cristianesimo finirà», ha detto. «Svanirà e diverrà sempre più insignificante. Non voglio nemmeno discuterne: ho ragione e vedrete che accadrà. Ora noi siamo più popolari di Gesù. Non so cosa finirà prima, se il rock’n’roll o il cristianesimo». In Inghilterra queste parole non hanno provocato grosse reazioni, ma in America è andata diversamente. Le stazioni radio del sud hanno bandito la musica dei Beatles e a Waycross, Georgia, i dischi della band sono stati bruciati in un falò. Quando i Fab Four sono sbarcati in America, qualche mese dopo, si sono trovati di fronte a grosse proteste fuori dai locali di alcuni concerti e molte sedie vuote. È stato un periodo terribile per la band, che non ha più fatto tour, dopo.

13Garth Brooks diventa Chris Gaines (1999)

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Foto: James Devaney/WireImage

Nel 1999 la megastar del country Garth Brooks era all’apice del successo. Ha deciso di incasinare alla grande i fan assumendo il ruolo della finta rockstar australiana Chris Gaines, con tanto di finto episodio di Behind the Music, un LP di inediti prodotto da Don Was, una parrucca orribile, un pizzetto e l’annuncio di un film biografico su di lui. Brooks ha condotto una puntata di Saturday Night Live impersonando se stesso, ma con Gaines come ospite musicale: in pratica durante i break pubblicitari si metteva una parrucca. Questa mossa bizzarra era un modo che a Brooks pareva intelligente per sperimentare nuove sonorità e il singolo Lost in You, in effetti, ha riscosso un certo successo, ma l’album ha venduto molto meno dei suoi precedente e il biopic non è mai stato realizzato. I fan del country adoravano Garth Brooks, ma potevano tranquillamente fare a meno di Chris Gaines. Brooks, nel 2001, è tornato al proprio sound con Scarecrow, ma non è più riuscito a tornare al livello di notorietà pre-Gaines.

12I Creedence Clearwater Revival diventano una “democrazia” (1972)

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Foto: Koh Hasebe/Shinko Music/Getty Images

La maggior parte delle rock band sarebbe stata felice di avere John Fogerty in formazione. Non solo è un cantante e chitarrista stellare, ma è anche un autore brillante che negli anni ’60 ha scritto una sfilza di successi come Proud Mary, Fortunate Son, Bad Moon Rising e Who’ll Stop the Rain. Eppure i suoi colleghi di band Doug Clifford, Stu Cook e Tom Fogerty erano risentiti per l’attenzione che attirava e per il fatto che molte persone li consideravano una specie di backing band. Questa tensione ha portato Tom Fogerty ad andarsene, nel 1971, così l’anno seguente John ha acconsentito alla realizzazione di un album “democratico” in cui Clifford e Cook potessero scrivere e cantare le proprie canzoni. Il risultato è stato il disastroso Mardi Gras, che Jon Landau di Rolling Stone ha descritto come «il disco peggiore che abbia mai sentito di una grande band rock». È la prova che la democrazia può essere un’ottima forma di governo, ma non è necessariamente la cosa migliore per una band. Il gruppo si è sciolto non molto dopo l’uscita di Mardi Gras.

11Steven Van Zandt lascia la E Street Band poco prima del tour di “Born in the U.S.A.” (1984)

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Foto: Paul Natkin/Getty Images

L’amicizia tra Steven Van Zandt e Bruce Springsteen risale all’adolescenza, a metà degli anni ’60, e nei primi ’70 hanno suonato insieme in molte band. Van Zandt è entrato nella E Street Band poco dopo la registrazione di Born to Run, nel 1975, e gli anni seguenti sono stati caratterizzati da tanti tour e pochi soldi. Il vero cash, il successo pop e gli stadi sarebbero arrivati solo con Born in the U.S.A., ma Van Zandt ha lasciato il gruppo prima dell’uscita del disco per dedicarsi alla carriera solista. «È stato il punto di svolta della mia vita», ha detto a Rolling Stone nel 2020. «È stato un errore da cui non mi sono mai ripreso. A livello economico è stato apocalittico. Detto questo, però abbiamo accorciato la vita del governo sudafricano (Van Zandt è dietro all’operazione Sun City, ndr). Ho perso amici, influenza, celebrità per salvare un po’ di vite umane. Ne è valsa la pena? Certo che sì. Ma se mi guardo indietro penso: “Cavolo, se solo avessi fatto tutte quelle cose senza andarmene dalla band!”. Avrei avuto una vita perfetta».

10Billy Squier si autodistrugge con un videoclip orrendo (1984)

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Foto: Paul Natkin/Getty Images

Stare su MTV poteva essere pericoloso, ai primi tempi. Gli artisti giravano video con budget risicati, in poche ore, senza mettere in conto che quelle immagini sarebbero state indelebili e li avrebbero marchiati per sempre. Un grande video come quello di Rio dei Duran Duran poteva lanciare un gruppo e renderlo cool per l’eternità, ma poi c’erano i casi come quello di Billy Squier con Rock Me Tonite. Diretto dal coreografo Kenny Ortega, il video mostra Squier che si aggira in una stanza da letto in colori pastello, con indosso una canottierina rosa. «Quando ho visto il video mi è cascata la mascella», ha detto Squier. «L’ho guardato e ho detto: ma che cazzo è?». È imbarazzante al punto da far male e gli ha alienato le simpatie dei fan di mezza America. In pratica gli ha rovinato la sua carriera e per molti anni ha evitato di parlarne. Poi ha ha fatto pace con l’accaduto: «Le ferite sono guarite e le cicatrici non sono poi così profonde, perché la mia vita è andata avanti per il meglio. Ho lasciato il music biz a 43 anni. Non devo lavorare. Direi che è il mio turno di ridere. Quel video è solo una piccolae brutta parentesi di una vita bella».

9Gli U2 piazzano il loro album nelle librerie iTunes di tutto il mondo (2014)

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Nel giro di pochi anni gli U2 hanno fatto il salto dai club alle arene e agli stadi. È una mentalità che li ha aiutati molto nel corso degli anni ’80, ’90 e primi 2000, ma nel 2014 si sono spinti troppo oltre: hanno stretto un accordo con Apple per cui il loro album Songs of Innocence sarebbe entrato gratuitamente in tutti i device personali degli utenti Apple. Stiamo parlando di una percentuale non indifferente di abitanti del pianeta e ben presto si è capito che non tutti i possessori di un telefono erano necessariamente fan degli U2. Il contraccolpo è stato immediato e tosto, anche perché Songs of Innocence non era esattamente un nuovo Joshua Tree o Achtung Baby. Così Apple è stata obbligata a sviluppare velocemente un tool che consentisse agli utenti di cancellare il disco dalle librerie con un click. È stato anche creato un sito di aiuto per guidare gli utenti nella procedura. «Avevo pensato che se avessimo messo la nostra musica a disposizione delle persone, avrebbero potuto decidere di ascoltarla», ha detto Bono. «Non è andata proprio così».

8Ja Rule investe nel Fyre Festival (2017)

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Foto: Noam Galai/WireImage

Nel 2017 Ja Rule avrebbe potuto investire il proprio denaro in un sacco di modi. Avrebbe potuto darsi all’immobiliare, comprare azioni e magari anche dei Bitcoin, facendo un mucchio di soldi. Invece ha deciso di investire nel Fyre Festival di Billy McFarland. Insieme hanno ingaggiato Pusha T, Tyga, Desiigner, Blink-182, Major Lazer, Disclosure e molti altri per un festival esotico sull’isola di Great Exuma, alle Bahamas. L’unico problema è che non hanno avuto il tempo sufficiente o le risorse necessarie per organizzare a dovere l’evento. Anzi, non avevano idea di cosa stessero facendo. Alla fine il festival si è tramutato in una specie di esperienza tipo 1997: fuga da New York per i fan giunti sull’isola, che non hanno avuto cibo, né ripari adeguati. Ricchi hipster si sono trovati a dover stare in tende invece che in bungalow lussuosi e a nutrirsi di panini al formaggio in attesa di fuggire da lì. «Mi scuso profondamente, ma NON È COLPA MIA», ha twittato Ja, mentre si consumava il disastro. Lui e McFarland sono stati sommersi di cause legali, compresa una class action con richiesta di 100 milioni di dollari di risarcimento. Occorre dire, a difesa di Ja, che è stato assolto da ogni accusa.

7I Blood, Sweat & Tears fanno un tour sponsorizzato dal governo statunitense in pieno Vietnam (1970)

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Foto: Echoes/Redferns/Getty Images

All’alba degli anni ’70, i Blood, Sweat & Tears erano uno dei gruppi di maggior successo d’America. Hit come You’ve Made Me So Very Happy e Spinning Wheel erano tormentoni; hanno suonato a Woodstock; hanno vinto un Grammy per l’album dell’anno battendo Abbey Road dei Beatles. All’apice del loro successo, però, hanno preso l’inspiegabile decisione di imbarcarsi in un tour in Polonia, Romania e Jugoslavia sponsorizzato dal Dipartimento di Stato. L’idea era di portare la cultura americana nel blocco sovietico. Ma la sfiducia nei confronti del governo statunitense, in quel momento, era al proprio picco massimo a causa della guerra in Vietnam: così i Blood, Sweat & Tears hanno finito per fare la figura delle pedine in mano alla propaganda governativa (e, in effetti, erano più o meno questo). La band non è mai più riuscita a riguadagnarsi la propria reputazione. A cinque decenni di distanza ha anche partecipato a un documentario intitolato What the Hell Happened to Blood, Sweat & Tears?, che racconta a fondo tutta la storia.

6Kayne West dà il via alla fase “stronzo totale” interrompendo Taylor Swift ai VMA (2009)

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Foto: FilmMagic/Getty Images

Quando un giorno gli storici della musica cercheranno di identificare il momento esatto in cui Kanye West ha iniziato la sua trasformazione da eroe in cattivo, probabilmente indicheranno la cerimonia degli MTV Video Music Awards del 2009. Quella sera ha invaso il palco mentre Taylor Swift stava tenendo il discorso di accettazione del suo premio per il miglior video femminile, per il brano You Belong to Me. «Yo, Taylor, sono molto felice per te», ha detto. «Ti farò finire, ma Beyoncé ha fatto uno dei video più belli di tutti i tempi! Uno dei più belli di sempre!». West è stato cacciato dalla cerimonia e anche il presidente Obama lo ha definito un «jackass» per quell’uscita. Sembrerebbe un episodio minore, considerando tutto ciò che sarebbe venuto dopo, ma la lunga e triste discesa verso il cappellino pro Trump, l’antisemitismo, il porno mostrato ai dipendenti e tutto il resto è iniziata qui.

5Woodstock celebra il 30° anniversario con disordini epocali (1999)

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Foto: Andrew Lichtenstein/Sygma/Getty Images

Sulla carta festeggiare il 30° anniversario di Woodstock aveva molto senso. La celebrazione del 25°, nel 1994, era stata un successone e a quel punto non c’erano poi molti festival in America. Quindi perché non radunare le band più importanti del mondo e fare festa per tre giorni? Per fare un buon festival non basta ingaggiare band e vendere i biglietti. Servono servizi igienici adeguati. Serve acqua a un prezzo inferiore ai 4 dollari a bottiglia. Serve personale addetto alla sicurezza ben addestrato. Servono posti dove la gente può trovare riparo o anche solo un po’ d’ombra, se fa molto caldo. E pccorre trovare una location migliore di una vecchia base dell’aereonautica in disuso, nello Stato di New York. E a Woodstock 1999 non c’era nulla di tutto ciò. Non sorprende che sia finito in rivolte, fuochi e bruttissime storie di violenza sessuale. Gli organizzatori hanno cercato di mettere in piedi un evento per il 50° anniversario, nel 2019, ma tutto è imploso dopo l’annuncio del cartellone in pompa magna, con una conferenza stampa a New York.

4La svolta no vax di Eric Clapton (2020)

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Foto: Mike Marsland/WireImage

Fino al 2020, Eric Clapton ha goduto di una gran reputazione nel mondo del rock. I suoi detrattori lo accusavano per una tirata razzista sul palco, nel 1976, ma la cosa era ormai archiviata e imputata all’abuso di cocaina. Poi è arrivata la pandemia e Clapton si è unito al coro di chi diffondeva bugie ridicole e teorie del complotto sui vaccini anti Covid. Ha anche inciso dei brani sull’argomento. “Questa cosa deve finire”, canta in This Has Gotta Stop. “Quando è troppo è troppo / Non posso sopportare oltre queste stronzate / Si sono spinti oltre / Se volete avere la mia anima / Dovrete sfondare questa porta”. È la canzone peggiore di tutto il repertorio di Clapton, che è bello ampio, e molti fan non lo vedranno mai più nello stesso modo.

3La Decca scarta i Beatles (1962)

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Foto: Michael Ochs Archives/Getty Images

Si è scritto così tanto della scelta della Decca di non mettere sotto contratto i Beatles, dopo un’audizione del gennaio 1962, che ormai è difficile distinguere mito e realtà. Il manager della band, Brian Epstein, ha raccontato che il capo della Decca, Dick Rowe, gli ha detto che «i gruppi chitarristici sono in fase declinante», ma Rowe ha sempre smentito, sostenendo che fosse una bugia. Ciò che si sa per certo è che i Beatles hanno inciso 15 pezzi per la Decca il 1° gennaio 1962 e che l’etichetta ha rifiutato quella giovane band, preferendo ingaggiare Brian Poole and the Tremeloes. È stato un gigantesco passo falso, costato alla Decca moltissimi milioni, ma dobbiamo rallegrarcene perché ha portato i Beatles a George Martin e alla musica che hanno creato assieme.

2Jerry Lee Lewis sposa la cugina minorenne (1958)

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Foto: Keystone-France/Gamma-Keystone/Getty Images

Quando Jerry Lee Lewis è andato in Inghilterra per il primo tour oltreoceano ha portato con sé la sua nuova moglie. Quand’è atterrato a Heathrow, un reporter ha chiesto alla ragazza chi fosse. «Sono Myra», ha risposto, «la moglie di Jerry». Il giornalista ha domandato a Jerry quanti anni avesse la ragazza. «Ha 15 anni», la risposta La stampa si è subito gettata su questa storia ed è saltato fuori che di anni ne aveva solo 13 ed era sua cugina. Lo shock ha scatenato titoloni in tutto il pianeta. Il tour è stato in gran parte cancellato e Lewis si è trovato nell’impossibilità di fissare altri concerti o di piazzare altri successi in classifica. In seguito ha dato nuovamente il via alla propria carriera come artista country, guadagnando bene nel circuito dei nostalgici degli anni ’50, ma quello scandalo l’ha segnato per il resto della vita, indipendentemente dal fatto che molte volte abbia tentato di fare chiarezza. «Ho solo sposato la ragazza», ha detto a un reporter. «No?».

1I Rolling Stones assoldano gli Hells Angels per gestire la security ad Altamont (1969)

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Foto: Jeff Hochberg/Getty Images

I Rolling Stones hanno fatto parecchi errori quando hanno deciso di chiudere il loro tour americano del 1969 con un grande concerto gratuito stile Woodstock, ma in California. Il primo pasticcio è stato cercare di organizzarlo al Golden Gate Park senza avere tempo e risorse a sufficienza, per poi spostarlo all’ultimo nell’autodromo di Altamont. Hanno fatto un casino portando un numero insufficiente di gabinetti e cibo non sufficiente per la folla radunatasi, oltre a costruire un palco alto appena un metro da terra. La qual cosa li ha costretti ad assoldare della security che circondasse il palco, portando all’errore più grosso di tutti: chiedere agli Hells Angels di gestire la sicurezza. Gli Stones sono stati avvisati da Grateful Dead e Jefferson Airplane, ma non hanno dato loro ascolto. Tutto ciò ha portato alla morte di un fan, Meredith Hunter, per mano degli Angels e a migliaia di saggi su come questo incidente abbia rappresentato la fine del sogno degli anni ’60.

Tradotto da Rolling Stone US.

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