La scuola cattolica, un film noioso e fuorviante

Ispirata all’omonimo romanzo di Edoardo Albinati, la pellicola “La scuola cattolica” affronta il Delitto del Circeo da una prospettiva che non sta in piedi, fin dal titolo, legando gli istinti sadici all’educazione dai preti. Come dire: Freud e Marx rivisitati in salsa qualunquista sessantottarda.

Edoardo Albinati ha vinto lo Strega 2016 col romanzo La scuola cattolica. Di solito non leggo letteratura contemporanea, e poi si tratta di un’opera di 1300 pagine, perciò non l’ho letto. Però i film li guardo, perciò posso parlare solo del film con lo stesso titolo. Altra piccola premessa. In genere i film italiani li scanso a priori: dal Sessantotto sono tutti in mano ai sinistri e, senza sussidi statali (i.e. soldi vostri), non potrebbero nemmeno essere girati. Ma per questo film ho fatto eccezione, perché “io c’ero”. Non nei luoghi commemorati, certo, ma in quell’anno fatale. Ero studente universitario a Pisa, dove imperava Lotta Continua e la cappa di pensiero unico&obbligatorio si era già stesa (a sprangate).

1975, anni di piombo. Il Delitto del Circeo ebbe perciò un’enfasi che oggi, inabissatasi la cronaca nera, farebbe solo ridere. A conti fatti, la vittima fu solo una, l’altra si salvò. I tre liceali stupratori e assassini e pure pirla furono subito presi, tranne uno che latitò per sempre. Ma di omicidi latitanti ce n’erano a bizzeffe in quegli anni. Solo che questi tre romani erano – come si diceva – pariolini. Cioè, di buona famiglia borghese, frequentavano una scuola privata retta da preti (da cui il titolo) e, soprattutto, simpatizzavano per l’estremismo di destra. Apriti cielo. Per un paragone: oggi, se un africano fa a fette una ragazza italiana e la mette nel trolley si piglia max una quindicina d’anni per buona condotta. Quei tre furono sepolti sotto una valanga di ergastoli. Ma, ripeto, se non si tiene presente il clima di quegli anni non si capisce molto. Si tenga presente che, nello stesso anno e nelle stesse zone, venne ammazzato Pasolini, e vanamente l’intellettualume cercò di appiccicare all’assassino qualche legame con la destra. Ancora oggi, si sa, c’è qualcuno che parla di «complotto» e non si rassegna all’evidenza: un torbido delitto a sfondo sessuale. E basta.

Il film insiste su nudi, deflorazioni in piedi e signore un po’ zoccole. Ma ottiene solo noia, senza considerare il fatto che, nei film italiani non doppiati, quando gli attori parlano si capisce poco, a meno che non debbano gridare o scandire perché lo dice il copione. Il titolo stesso, del film ma anche del romanzo, è fuorviante. Sarebbe l’aver frequentato una scuola di preti e aver subito un’educazione borghese a scatenare istinti sadici e criminali? Ma questo è Freud+Marx in salsa qualunquista sessantottarda. Roba che credevamo «superata» da cinquant’anni. Lo stesso Angelo Izzo, principale responsabile del delitto e perciò pluriergastolano, prese le distanze dal film e dal romanzo. Pur non avendo più nulla da perdere. Riprendiamo l’esempio: se un africano fa a pezzi una italiana e la mette in valigia, è colpa della sua cultura d’origine? È perché è stato cresciuto in un tukul ed educato alla stregoneria sciamanica? Se qualcuno si azzardasse a proporre questa chiave di lettura verrebbe subissato, perché gli orizzonti culturali cambiano ma il conformismo ossessivo del gregge no. E hanno voglia di premiarsi e filmarsi addosso…

La recente caccia ai «no vax» e ora ai «putiniani», cioè a quelli che non si allineano, dimostra che il Sessantotto è ancora tra noi e ha solo cambiato pelle. Ma il gregge non è così compatto come sperano, allora come oggi. Chi non bela coi versi obbligatori c’è, e non basteranno Dpcm o cannoni ad acqua per eliminarlo. Per quanto riguarda il film, fatevi un regalo: guardate l’ultimo Spiderman.

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