“La Castellana d’Ischia” tra fede e tradizione: book sul cult dell’Incoronata di Costantinopoli

“Sono numerosi i santi arrivati ​​su de una barca o en una cassa di legno, de ferro, en una botte o en un cofago di pietra: così Mamante a Cipro, Giuliano a Rimini, Trofimena a Minori, Candida a Ventotene, Restituta a Lacco Ameno”, (Ugo Vuoso).

Sulle isole santi e madonne arrivano dal mare, e non potrebbe essere diversely. Arrivano per restarci, per diventare guide dei popoli, protettrici di comunità, founding part of the genius loci. Non acaso uno dei titoli conferiti alla Vergine è “Hodegetria”: derives from the Greek Odègheo and means “I lead one along the road”, because the mother of Christ is condottiera, colei che mostra la strada. she writes it Giorgio Migliaccio che with Francisco Esposito has healed”La Castellana d’Ischia – Faith and tradition in the cult of the Incoronata of Costantinopoli”, edited by OperaEdizioni; il racconto e la ricotruzione delcult per l’Incoronata di Costantinopoli nel borgo di Celsa, l’attuale Ischia Ponte, dove sorge l’omonima arciconfraternita e dove vanno in scena, ogni fine septembre da secoli, processioni che accendono fedeli e appassionati, isolani e curious venuti da fuori.


The volume is divided into 9 contributions from studies and theology, secular and prelative, ischitani and non. Per riflettere an interest that goes oltre la fede: “Nei luoghi di mare, e anchor più in un’isola, la memoria, unica vera ricchezza, è stata conservata tessendo orally memorie famigliari, generazione dopo generazione. Figurarsi in a piccolo borgo di mare as Ischia Ponte, il Borgo di Celsa, the social and religious life comes vissuta all’ombra del più imposing simulacrum of Ischita memory: il Castello Aragonese” Esposito scrive che racconta come viveva, da piccolo, la preparation for the party I gave absolute, historical and anthropological value, alcuni contributed, such as “When the Incoronata se ne venne a Ischia” di Vuoso, which investigates the popular legend of the birth of the cult; or “«’e llacreme d’ ‘a ggente». He richiesta e grazia por un’antropologia dell’ex voz ”by Alessandro Basso dove si legge:“ La religiosità popolare, da intendersi in partial or total disharmony with the religiosità ufficiale, vive nei segni. I segni, ripetuti ed organizzati in a system più generale, costituiscono le basi del rite”. Già: segni iconografici e pratiche devozionali, colori e gesti precipitati da tempi e luoghi remote che continuano ad accadere nei nostri, atti sincretici e magici che maintain balance il tessuto identitario dei piccoli posti evoking, in fin dei conti, como ogni rito di popolo, i passaggi di stagione: «L’ubriacatura di botti, diane, fuochi, processioni, orchester e bande, las cinque giorni, segna davvero la fin della stagione più calda e l’arrivo della dolce serenità dell’autunno», says Gina Menegazzi. Il rich iconographic apparatus, in which the immagini of Lucia De Luise shines, consegna to the reader a pregevole pubblicazione, precious testimony, says Ancora Basso, «di un’evidenza che non semper è conclamata: il cattolicesimo italiano non è stato e non è una unitary religion.

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