“Campo di pietra” di Tove Jansson

Le parole sono molto importanti nella vita di ogni essere umano ma spesso, soprattutto nel mondo contemporaneo molte persone tendono a sottovalutarne il valore.

Per uno scrittore esse hanno un significato ancora superiore e tale importanza può portare chi scrive a essere ossessionato da esse e dal peso che rivestono.

Di questo e molto altro parla il romanzo breve Campo di pietra (Iperborea 2022, titolo originale Stenåkern, traduzione di Carmen Giorgetti Cima) della scrittrice finlandese Tove Jansson pubblicato dalla casa editrice Iperborea.

Un libro dal ritmo molto lento, con un carattere decisamente introspettivo e nel quale in apparenza sembra non accada nulla di significativo, come in gran parte delle storie per adulti scritte da questa autrice, almeno fino al colpo di scena inatteso, nel finale, che al contempo sorprende e fa riflettere il lettore.

Protagonista della storia è Jonas, giornalista finlandese in pensione e vedovo del quale non si conosce il cognome, serio e appassionato professionista, al quale la direzione del giornale per cui lavora affida l’incarico di scrivere una biografia del signor Y, un magnate della finanza scomparso di recente.

Si capisce fin dalle prime pagine l’antipatia che prova Jonas per questo misterioso personaggio, del quale non si conosce il nome e che lo stesso protagonista decide di chiamare con questo insolito diminutivo la cui iniziale non si sa bene cosa rappresenti. Jonas da sempre crede che le parole abbiano un enorme valore in particolar modo nel suo lavoro e che non si possa scherzare con esse o prendere in giro i lettori cercando di raccontare false verità e messaggi ingannevoli. Si rende conto pero fin da subito attraverso le informazioni ricevute che il personaggio del quale dovrebbe raccontare la vita è stato un uomo senza particolari scrupoli di coscienza ma che nel libro dovrebbe apparire agli occhi dei lettori un esempio di abile – ma onesto – uomo d’affari oltre che serio e generoso anche nella vita privata.

Accetta quindi l’incarico malvolentieri, soprattutto a causa dell’insistenza del caporedattore Ekka,incaricato dal giornale di dargli delucidazioni sul lavoro che gli è stato commissionato. I due si mantengono costantemente in contatto tramite telefono e talvolta di persona, ma appare chiaro fin da subito che la linea editoriale del giornale sia tesa a delineare un ritratto di uomo integerrimo del signor Y e Jonas non pare disposto ad assecondarla perche cio significherebbe rinnegare per lui i principi nei quali ha sempre creduto. Questa situazione però lo mette in crisi, al punto da mettere in discussione il modo con il quale ha svolto il suo lavoro per tanti anni.

Vengono in suo aiuto cosi le sue due figlie, Karin e Maria, due ragazze già adulte e indipendenti che, sapendo delle difficoltà che il padre sta vivendo, gli propongono di trascorrere alcuni giorni di vacanza insieme a loro in un’isola al largo di Helsinki in una piccola casa di campagna che la loro famiglia era solita affittare per la villeggiatura quando vivevano ancora riuniti.

Lontano dalla capitale finlandese dove vive,immerso nell’atmosfera un po’ “selvaggia, silenziosa e rilassante” dell’isola dove la natura regna incontrastata, Jonas trova il tempo di pensare a lungo alla sua esistenza, oltre a continuare a scrivere il suo libro, riflettendo su dettagli del suo passato, sia della sfera privata che professionale della sua vita sui quali non si era mai soffermato e arrivando ad avere dei ripensamenti sulle scelte compiute fino a quel momento.

Le critiche che non risparmia all’oggetto del suo libro il misterioso signor Y, colpevole secondo lui di aver condotto una vita del tutto in contrasto con i suoi valori, vengono ridimensionate quando si accorge che forse non e poi stato migliore di lui nel mondo di relazionarsi alle persone e in particolare ai suoi familiari. A un certo punto della narrazione il signor Y sembra assumere l’aspetto di un vero e proprio nemico di Jonas con il quale egli ingaggia un ideale duello, in quanto il giornalista si sente da lui perseguitato in vari momenti delle sue giornate.

In questo viaggio introspettivo lo accompagnano Karin e Maria due personaggi fondamentali all’interno del romanzo che con il loro aiuto pratico, le loro fondate preoccupazioni sulla condizione del padre e i loro ricordi d’infanzia, riescono a fargli aprire gli occhi su molte questioni irrisolte, tra le quali la separazione con la madre avvenuta già prima della scomparsa di lei e costrigendolo a fare finalmente i conti con esse.

Il libro è caratterizzato sia da passaggi descrittivi, relativi soprattutto alla natura rigogliosa e incantevole dell’isola, dove si svolge gran parte del romanzo; sia dalla presenza di dialoghi mai banali tra il protagonista e gli altri personaggi che incontra, che da monologhi interiori, flussi di coscienza e riflessioni personali di Jonas.

Il tutto raccontato in terza persona senza un narratore esterno vero e proprio,ma guardando la storia quasi sempre dal punto di vista del protagonista, se si escludono alcuni momenti, al punto da renderlo quasi l’io narrante del romanzo e coinvolgendo maggiormente il lettore.

Rispetto ad altri libri dove si affronta il tema della solitudine dello scrittore e del profondo significato che assumono per lui le parole, questo romanzo si caratterizza per una spiccata vena malinconica alla quale secondo l’autrice sembra che chi si dedica a tale professione non possa sottrarsi.

In particolare, per il tema della menzogna e della falsità contrapposte alla verità e all’onestà nella scrittrice, questo libro ricorda molto da vicino L’onestà bugiarda altro noto romanzo di Tove Jansson. In esso, però, è uno dei personaggi principali,entrambi femminili, a far presente all’altro che nei libri che scrive sta “mentendo” ai suoi lettori non descrivendo la verita dei fatti ma “camuffandoli”.

Mentre in Campo di pietra è il protagonista stesso a rendersi conto in prima persona che uno scrittore corre tale rischio ogni volta che vuole raccontare uma storia ai lettori. Questa altro non è, in sostanza, la differenza presente tra il giornalismo,cioè la cronaca pura e semplice dei fatti così come si sono svolti, o almeno così dovrebbe essere e la letteratura o narrativa, che racconta una storia, senza l’obbligo di attenersi in tutto e per tutto allo svolgimento dei fatti, ma “ricamandoci sopra” costruendo cioe una realta alternativa o meglio una realtà modificata delle cose ma molto spesso non della sostanza.

Il protagonista di Campo di pietra, Jonas, fondamentalmente è un giornalista e ha scritto per anni articoli di cronaca attenendosi ai semplici fatti e nel momento in cui deve fare i conti con una biografia dove si possono omettere fatti non ritenuti importanti o adatti per il pubblico di lettori che si vuole raggiungere. In questo caso su indicazione del giornale che gli ha affidato questo compito, va in crisi perche questa forma di scrittura non gli appartiene.

Tale riflessione fatta da una scrittrice quale era Tove Jansson, che non risulta aver mai fatto la giornalista,risulta ancora piu interessante come sottolinea nell’ottima postfazione del libro fatta da Anna -Lena Lauren, giornalista e scrittrice finlandese ma di origini svedesi proprio come Tove Jansson.

Lauren sottolinea anche come lo scrittore debba avere ben chiaro il suo obiettivo e non ingannare i suoi lettori con le parole facendo loro allontanare il libro dal cuore della narrazione perché essere efficaci e concisi nel messaggio che si vuole trasmettere ai destinatari del proprio libro sono caratteristiche che spesso vengono premiate. Questo potrebbe forse spiegare la predilezione di Tove Jansson per la scrittura di romanzi non particolarmente lunghi o addirittura brevi, quali appunto quasi tutto sono.

Un libro molto introspettivo, tipico della letteratura nordica, dove uno sguardo attento e lucido sulla propria vita non preclude pero la possibilita di inserire una piccola dose di sana ironia, poco presente tuttavia in quest’opera rispetto ad altre della stessa autrice.

Questo non ne intacca pero il fascino che caratterizza le opere di Tove Jansson,capace di scrutare con profondita di sguardo la complessita dell’animo umano come pochi altri autori contempranei sanno fare, lee sue inquietudini,le sue contraddizioni,ma i suoi momenti di improvvisa e ritrovata felicita dopo lo smarrimento.

Un romanzo che riflette una raggiunta maturità artistica di questa ottima autrice, pur essendo stato scritto prima di diversi altri suoi libri per adulti, perché in esso ella ha il merito di non riunciare a una scrittura di qualità da un punto di vista stilistico, ma al contempo sapendo anche essere essenziale e anche più leggera all’occorrenza.

Pur essendo un uomo il personaggio principale di questa storia,sono le donne a svolgere un ruolo cruciale e a illuminare la narrazione con la loro bellezza interiore, prima ancora che fisica. La loro caparbietà,la loro determinaziome e il sincero amore che nutrono per il padre, uniche a interessarsi a Jonas,uomo che sembra essere incompreso,nonostante sia stimato nel suo lavoro,incline alla solitudine e in sostanza senza amici, contribuiscono a rendere il protagonista più aperto al dialogo e all’ascolto grazie alla loro affettuosa presenza,nonostante i contrasti e le incomprensioni di vecchia data con il loro genitore.

Giovani, belle e bionde come la mamma, tengono vivo in Jonas il ricordo anche fisico di lei, moglie che forse egli avrebbe dovuto amare di più cercando di capirla, piuttosto che criticarla e assoggettarla alla sua volontà e ai suoi desideri.

Karin premurosa, ma anche piu attenta e responsabile, probabolilmente piu matura anche di suo padre; Maria, un po’ impacciata, timida e sensibile,ma in fondo intelligente se solo tirass fuori la grinta e credesse di piu in sé stessa.

Due ragazze speciali, anche loro forse meritevoli di maggior affetto nella loro infanzia da parte di un padre troppo dedito al suo lavoro e incapace di trovare il tempo per giocare o semplicemente stare con loro. Entrambe, solo in apparenza sono personaggi marginali,ma in realtà sanno donare al romanzo una luce diversa e un sottile filo di speranza in un futuro migliore.

I personaggi maschili, a cominciare dal protagonista, appaiono pallidi, incapaci di guardare la vita con uno sguardo aperto e positivo. La loro praticità e la loro ossessione per il lavoro sembrano offuscarli tutti, compreso il signor Y che non compare mai da vivo nel romanzo essendo già scomparso prima dell’inizio della vicenda, ma a quanto pare sembra vivesse solo in funzione del denaro,del suo lavoro e del benessere che da essi gli derivava.

Unica eccezione si rivela essere “Stickan” Blomqvist,un abitante dell’isola che lavora nell’emporio che Jonas conosce durante la sua villeggiatura.

Appassionato di pesca al merluzzo, cerca di fare amicizia con il giornalista, prendendolo da subito in simpatia, invitandolo a casa sua, interessandosi della professione di lui e comprendendo l’inevitabile solitudine che essa comporta. Condividono la passione per il whisky e Stickan, come viene soprannominato l’uomo, gliene regala anche qualche bottiglia, scambia alcune parole con lui,ma l’amicizia non decolla a causa della riluttanza di Jonas ad aprirsi e a confidarsi.

Stickan Blomqvist è l’unico personaggio maschile sereno presente nella storia capace di guardare la realtà della vita con il sorriso, con lucidita, ma al tempo stesso con quella leggerezza tipica dei sognatori che non rinunciano a un tocco di sana poesia.

Questo romanzo è così intitolato per la presenza di un terreno sull’isola situato nel bosco vicino a dei ginepri dove si trovano numerosi sassi di grosse dimensioni, tondi e ricoperti di muschio. La gente,non si sa bene per quale motivo, con il tempo ha tolto i sassi dal centro di questo campo e per rimuoverli ha scavato una profonda fossa,attorno alla quale, ha deposti i sassi stessi. Tale area da allora ha preso il nome di “campo di pietra” divenendo un punto caratteristico dell’isola.

Tove Jansson (1914-2021) scrittrice finlandese, ma appartenente alla minoranza linguistica svedese, ha scritto tutte le sue opere sia per adulti che bambini in questa lingua. Nonostante questo è forse in assoluto tra le donne l’autrice piu amata in Finlandia, ancora oggi molto nota anche all’estero soprattutto per aver creato i Mumin, personaggi per la letteratura dell’infanzia che gli hanno dato grande popolarita.

Campo di pietra (titolo originale dell’opera “Stenåkern ” pubblicato in Svezia nel 1984 e in Italia nel 2022 con l’ottima traduzione come sempre di Carmen Giorgetti Cima e la postfazione come detto di Anna-Lena Lauren) è il settimo romanzo per adulti pubblicato in Italia, tutti esclusivamente da Iperborea. I romanzi per ragazzi e per l’infanzia sui “Mumin” sono pubblicati in Italia alcuni da Salani e piu recentemente altri anche da Iperborea.

Un ottimo libro sul valore delle parole e della scrittura ma che insegna anche a chi la pratica – pur nell’esercizio costante, lodevole e prezioso di essa – a non estraniarsi troppo dalla vita e soprattutto dagli affetti, fondamentali per ogni persona.

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