A care at the neck of Kafka

In 1938, in the middle of the dark, in the time of Nazi terror, a philosopher and writer ceco di lingua tedesca, Felix Weltsch, seizes the sfogliare i diari, lo spirito quindi, of his great friend, Franz Kafka. That sows fare, but forse not in perfect solitude: difatti moved it by a presence elsewhere, which comes from our time and which reads this stessa i diari, in a day of February 2022. Nella notte stessa fa un sogno: il suo corpo sow Turn on the fattezze proprio di Weltsch and even the occhi, who scrorno the page autograph dattiloscritte da Kafka, from 1910 and 1923. Così Marco Ercolani acted as a writer and psychiatrist, in the manner of all originals turn on the writing by writing L’età della ferita (jellyfish, 2022); surprising book, as it suggests a new life of daily reading, itself perché arrichite dal tempo semper prezioso dell’inconscio.

The stesso autore in premessa difatti affirms: “Non appena sveglio, fu naturale tradurre quel sogno in un piccolo libro, in this book”. And non sapremo mai chi prevail davvero tra Weltsch e Ercolani, nei testi che in ogni pagina accompagnano e talvolta ampliano verso direzioni inaspettate i frammenti. Perché davvero il sogno, di cui l’autore è stato protagonista, semper è profound regressione del sé, tanto che in esso non si è più one ma pezzettini di identità altre, que entrano nella psiche del dreamer, medium inconsapevole di verità quasi a lui Stesso unknowable.

Ecco perché le riflessioni che seguono i diari in ogni pagina non hanno mai la posa di commenti didascalici, glosse ma davvero paiono visioni che ampliano quelle dello stesso Kafka. Certo è chiara, nelle pagine, l’intimità che il genius boemo ha col sogno, quelle apparizioni così spoglie che svolazzano en esso, quel loro vagare senza appiglio nella casualità del vivere e morire. Nessun gave, for the manager Ercolani, caress the neck of Kafka, consoles his depression, his sadness, intense as soglia ultima che va oltre ogni noia. E certe sue affermazioni apodittiche e sibilline, eccole divenire stigma valevole per quel momento ma anche per gli altri che verranno.

Difatti la guerra della Germania ai russi di cui fa cenno lo escrittore en un frammento datato 1914, no ha forse la stessa carica di quella scatenata nel 1938 dai nazisti alla Cecoslovacchia e vissuta dalo stesso Weltsch, che se ne andrà un anno dopo da Prague con l’amico di entrambi, Max Brod. E le righe de Kafka a sua volta riprese poi da Weltsch, non allungano forse una cupa ombra sui nostri giorni? baionette basse, per ferere e mutilare. «L’eroismo è, comunque, restare». He bisbigliava mascuoteva la testa. «The rest ma non sounded like a hero.

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I can’t do another one that will remain! I can’t make another. Ma posso fumare… Deacon che Adolf Hitler hated it. A motive in più per fumare ora non trovi?». L’età della ferita è quindi un libro propagazione di pensieri, che partono da Kafka e vagando poi en identità altre, non diluiscono il proprio senso, anzi lo afforzano, assuming an abyssal evidence. Ercolani riprende i tanti tempi dello spirito, condensati nello scrittore boemo che naturally, come in ogni grande genio, non sono mai a compartimiento stagno; tutto in lui difatti gioca con tutto e si fa paradosso.

Gli abissi indicibili della sua interiorità si mischiano a quel suo riso talvolta senza senso, che l’autore fa affiorare più vuelta nel corso del libro, defining it “sgangherato” e che, como un lama, squarcia il tempo del silenzio tanto caro allo escrittore, come spazio della costruzione linguistica ma anche della sua continua dissoluzione. Difatti egli, ci fa intendere Ercolani nei suoi so much abbrivi a questi diari, è al tempo abissale ed enigmatico: nessuna esperanza, nessuna remissione in meglio della vita, intesa semper e solo come eternal debito, eternal collpa.

Quasi organic writing, which claims to be the body of the writer, allontanandolo da tutte his other capacities but also in his Farsi, moment of painful distance from the other, who will not riuscirà mai ad intendere il tempo della condanna che abita, condanna ruvida e disperata, abbiamo già ricordato, senza alcuna eschatologia at least to sorreggerla: “Kafka knew that nessuno dei suoi amici, anche il più intimo, era all’altezza della sua vita interiore. He did feel predestined to live and his incubi as the only realtà che gli fosse state concessa, perché nessun’altra was conceivable… Ma was always sulla soglia di qualcosa, verso cui si rifiutava di andare e alla quale si rifiutava di dare un nome… ”.

Tutto questo Ercolani coglie, traverso Weltsch, nei diari del grande scrittore che vive talvolta gioendo per le piccole cose, consapevole però del malum mundi, inafferrabile nelle sue origini, oggi, come ieri. And the dreamlike time of the author does come naturally to that of Stesso Kafka, fundamentally for lui in ogni elaborazione linguistica and strictly legato also to the successive moment, that of his insonnia così duratura, detta a ragione in the book “catacombale”, quindi depriving say ogni force and certainty.

The state prolungato di veglia è appunto symptom chiaro dell’abdicazione dello scrittore alle magnifiche sorti e progressive, per ascendere finally negli abissi della sotto vita sciolta da ogni lacciolo lavorativo e temporale. Even the tisi certo, heavy and painful fardello, I always approach the limbo of the nulla, for the impossibility of carrying forward his reason for life: the scripture. Ecco, vediamo confluire nello scrittore the tante elaborazioni di a vissuto personale e collettivo ma anche and motti disarcionamiento dalla seala del reale: “… Di esta frammento metterei in evidenza only parole “leggero athlete”, che ci restituicono un Franz sorridente, musculare, vivissimo, beffardo.

Ricordo una delle sue frasi più sibilline: «Caro amico, e se tutto fosse semper e soltanto un secreto?»”. E lo scorgo davvero, the invisible edge that runs against Marco Ercolani and Weltsch che ci apre anch’egli in qualche modo il tempio intimo e struggente dell’amico Kafka, che a su vuelta miraculously accompanied dalle due voci anzidette, ci parla di cose Abissali ma al tempo stesso leggere e perdute; quasi anch’esse recedendiendo e recedendendo, tornano ad essere proiezione absoluteta di ogni futuro che verrà.

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