I giardini di Venezia, in viaggio con Damerini nelle gemme artistiche della laguna

VENEZIA – «I suddenly invested so much and odori, canti and musiche d’ogni genere; il puzzo characteristico dell’olio che bolle nelle padelle dei friggipesce vi piglia alla gola; dalle cucine escono gli aromi degli intingoli e degli stufati; dai cantinoni bui, dove troneggiano fumarti polente colossali, volatilizzano gli effluvi dei vini di Barletta e degli alcolici friulani; she carries from her salon a barbiere spruzza per l’aria opaca il perfume di un’acqua indefinibile; ei rivenditori ambulanti rimestano, under the naso dei passanti, nei verdi immensi catini di terracotta, inside alla broda rossa, i polipi lessati o, all’asciutto, i molluschi ei crostacei dell’Adriatico. Le trattorie hanno excuse him spalancate sulla strada, si vedono dietro, in fughe tenebrose, comes out with le tavole imbandite. Calle stretta, lunga affollata e cosmopolitan, where a umida degli Albanesi e un’altra lurida dei Padovani que viconduct sul rovescio delle prigioni della republica is located». It is the description of Rasse Street content in the Giardini di Venezia book. A journey in the green and in the artistic gem of the lagoon, say Gino Damerini. Published in 1927, the publishing house Pendragon meritoriously proposes the ristampa. The title is a bit limiting but if it only speaks about the garden, but also about fun, in a journey in time to visit an amazing Venice or share it. The new editione costituisce un ottimo pretesto per ricordare Gino Damerini, a figure sprofondata nell’oblio. Born in Venice in 1881 and died only in 1967, Damerini was a newspaper writer who wrote libri di storia e testi theatrical.

ESORDIUM
When there was an esordito nella professione giornalistica, at the beginning of Novecento, at Venezia uscivano sette quotidiani. In a row he has direct, dal 1922 The Gazzetta di Venezia, storica testata fondata at the end of the Settecento e assorbita dal Gazzettino in 1940, di cui estata l’edizione serale, pori soppressa alla fin della Seconda mundo war. He has published decine di libri, come sa chiunque if he occupi di veneziana storia and if he does so regularly in his bibliography. He is also an important Casanovista, a former member of the group of admirers of Giacomo Casanova, determined to keep the memory of the Venetian adventurist alive. In no case was the Englishman James Rives Childs authored in 1961 a biography of Casanova that anchors his eyes as a point of reference. «Damerini was the penna della destra Veneziana», observes Filippo Maria Paladini, Venezian, professor of history at the University of Torino, author of one of the saggi contained in the monographic number that the Ateneo Veneto dedicated in 2000 to Gino Damerini. Amico di Gabriele D’Annunzio (written by D’Annunzio a Venezia), was the one who provided the historical coverage of Giuseppe Volpi’s and Vittorio Cini’s political projects.

LE FONTI
I suoi scritti, infatti, non sono quasi mai casuali e segnano also an’importante progressione nella capacità di ricerca: se all’inizio Damerini if ​​it limits alle fonti secondary (libri già pubblicati), in seguito approfondisce la ricerca delle fonti primarie (documenti d ‘archivio) conferendo così maggior valore storico alle pubblicazioni. His book sulle isole ionie, for example, is functional to the project for the expansion of Italian influenza in the Mediterranean. Le isole jonie in the adriatic system: from the Venetian dominion to Buonaparte (I will note the use of the cognome of Napoleone prima che fosse francesizzato togliendogli la u) dates back to 1943. Nello stesso anno scribes: «Venezia sarebbe rimasta irredenta, il ciclo di Campofomido non si sarebbe chiuso, se non con la reimmissione nell’Fascista Italia, erede e continuatriceboth from Rome as well as from Venice, from the entire body of thepossedimenti dello stato veneto quale giunto nel 1797». The idea that prevailed in quegli anni, e alla quale Volpi e Cini cercavano di dare corpo, was that l’Italia avese due grandi imperi: quello romano sulla terra e il veneziano sul mare. Quindi l’Italia fascista doveva ristabilire le sfere di influenza che erano state di Roma e di Venezia. It was not così semplice, tuttavia, perché si contrapponevano due scuole di pensiero: one that faced the restoration of Italian potere in Dalmazia (in 1943 the eastern coast of the Adriatic was stata annessa al Regno d’Italia), l’altra, invece , that kept più alla Greece and the Dodecanese. Ovviamente the cousin was spalleggiata dagli ex irredenti, as the fiumano Giovanni Host-Venturi, minister delle Comunicazioni di Gabriele d’Annunzio a Fiume. The second, invece, was sponsored by uomini come Volpi ai quali, più che piantar bandiere, interessava l’egemonia economica. Comunque was a Venezianocentric vision in contrast to that of the rest of Italian fascism, little interested alle vicende adriatiche.
Non che tra Damerini ei vertici della città corresse semper buon sangue, anzi. If he registers a deep break with Volpi, owner of the Gazzettino, a popular newspaper, when he acquires the Gazzetta di Venezia, a newspaper of the elite, and he leaves all’improvviso the editor, he just doesn’t worry about safeguarding what is inside. È Damerini to carry his person, he annate arretrate to the Marciana library, in a way that if he saved at least that one. At which point the ormai former director left Venice in one sdegnato esilio sui colli asolani. Even if I read the history of Venice in the Settecento, I am not privileged by political risvolt. «Dietro Damerini», Paladini specifies, «if he scorgeva l’ombra lunga della ottocentesca e primo novecentesca storiografia», soprattutto by Pompeo Molmenti (who died in 1928) and by Elio Zorzi (who in the dopoguerra diventerà direttore della Mostra internazionale di Arte cinematografica) .

VENEZIAN SETTECENTO
In quegli anni si assisteva a rivalutazione del Settecento Veneziano, denying the decadenza dello stato Veneziano (curious that accada oggi la stessa cosa con gli indipendentisti, evidently influenzati dalla fascist storiografia) in chiave antifrancese. I will maintain that Venice in the eighteenth century was anchored by a flowery state and it was stata ammazzata dai francesi (dimenticando, tra l’altro, il ruolo dell’Austria) signified I will grasp the distance from the Illuminism and give its value «of the Masonic-democratic brand» per contrapporgli i valori nazionali e imperiali sostenuti da Benito Mussolini e dai suoi sodali veneziani.
Così come in the dopoguerra non c’è stata cesura della ruling class (basti I will think ad Achille Gaggia e alla sua Sade), non ce n’è nemmeno negli esponenti culturali. Damerini will continue to exercise a rule of the first piano in her Venezianistica, senza mai rinnegar his political impostazione. When Mario Isnenghi, professor of Contemporary History in Padua and Poi in Venice, wrote the introduction to the book by Maria Damerini, Gino saw it, he understood it with a metaphor, referring to his vision of the woman per raggiungere at the house of Asolo: «Always right! Per comere da noi si svolta semper a destra».

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