Dal Primo maggio il “Quarto Stato” diventa la star di Palazzo Vecchio

Ci sono quadri e quadri. Alcuni brillano per bellezza. Altri diventano iconici col tempo, perché magari la Storia dà loro ragione oppure, al contrario, perché rappresentano un determinato momento storico e col tempo acquistano forza. A questa seconda categoria appartiene senza dubbio Il Quarto Stato, il dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo, vissuto a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo decennio del “secolo breve”, che concepì e realizzò l’opera tra il 1898 e il 1902.

La grande tela (che misura due metri e 93 centimetri di altezza per cinque metri e 45 di larghezza) dal Primo maggio sarà visibile gratuitamente per due mesi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze. Com’è noto, l’opera traduce in un’immagine dirompente e di grande impatto l’inarrestabile forza del mondo del lavoro che alla fine del XIX secolo conobbe uno dei momenti più alti nella storia delle lotte per i diritti del proletariato.

Ovviamente la scelta del Primo maggio come data d’inizio della temporanea esposizione nella sede del Comune di Firenze non è casuale e la festa dei lavoratori offre nuovamente l’opportunità della collaborazione tra il Comune di Firenze, e in particolare il civico Museo Novecento diretto da Sergio Risaliti, e il Comune di Milano che è proprietario dell’opera (normalmente visibile nel locale Museo Novecento). Quando il grande dipinto tornerà nel capoluogo lombardo probabilmente sarà destinato a una collocazione più consona alla sua importanza storico-artistica, sempre all’interno del museo milanese.

In effetti, risale allo scorso mese di febbraio l’inizio della collaborazione tra Milano e Firenze, in occasione della mostra dedicata alle Tre Pietà di Michelangelo che attualmente sono in mostra al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore e il prossimo autunno “traslocherà” a Palazzo Reale di Milano. Curata da Danka Giacon e Sergio Risaliti, la mostra del Salone dei Cinquecento è stata ideata da quest’ultimo e da Tommaso Sacchi che fino a qualche mese era assessore alla Cultura nella giunta Nardella e adesso ricopre lo stesso ruolo nella squadra del sindaco Sala. Sacchi è persona sensibile, attento ai valori simbolici della cultura per cui la trasferta fiorentina de Il Quarto Stato dovrebbe essere l’inizio di una proficua relazione tra le due giunte, anche in fatto di scambi culturali materiali. “L’assessore Sacchi e io abbiamo ideato insieme questa mostra – dice Risaliti – perché l’immagine del dipinto mostra come il lavoro esalti la volontà e la creatività umana, ricordando a tutti che anche la nostra democrazia è fondata sul lavoro, come recita il primo articolo della Costituzione italiana”.

Ma se Il Quarto Stato è una tela che molti conoscono – proprio per la carica emotiva che l’immagine sprigiona – in pochi davvero sanno chi era Giuseppe Pellizza, artista piemontese che nacque e morì a Volpedo, Comune collinare della provincia di Alessandria. Dopo aver studiato all’Accademia di Brera e poi a Roma, tra l’altro Pellizza si iscrisse all’Accademia di belle arti di Firenze diventando allievo di Giovanni Fattori, il “padre” del movimento macchiaiolo.

Morì nel 1907 e 13 anni dopo alla Galleria degli Uffizi pervenne da collezione privata il suo Autoritratto, un olio su tela di 160×110 centimetri. Al ritorno da una mostra ad Alessandria nel 1954, l’opera finì in deposito a Palazzo Pitti, per uscirne solo nel 1972 quando iniziò a essere permanentemente esposto nel Corridoio Vasariano, insieme ad altri 500 autoritratti; ciò è accaduto fino alla fine del 2016 quando il passaggio artistico tra le due sponde dell’Arno è stato chiuso per motivi si sicurezza. Per cinque anni l’Autoritratto di Pellizza da Volpedo è tornato in deposito sino al maggio dell’anno scorso quando ha trovato nuova collocazione nella Galleria degli Uffizi, in mezzo a (pochi) altri Autoritratti.

Ecco, la mostra de Il Quarto Stato in Palazzo Vecchio avrebbe potuto avere un senso di completezza maggiore e dimostrarsi ancor più educativa se avesse compreso anche l’Autoritratto dell’autore, che quando era nel Vasariano, tra il 1973 e il 2016, comunque aveva partecipato a ben nove esposizioni temporanee. In fin dei conti tra Palazzo Marino e Palazzo Vecchio vi sono 300 chilometri; tra quest’ultimo e gli Uffizi solo 15 metri, colmabili senza scendere neanche in strada, volendo. Bastava poco. Peccato, sarà per la prossima mostra.

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