10 mostre da non perdere questo autunno 2022 in Italia

L’autunno sembra ancora lontano, ma gli orizzonti dell’arte guardano oltre, con una programmazione capace di anticipare il cambio di stagione, umore e atmosfera, oscillando tra la rappresentazione della realtà e le sue trasfigurazioni più intense, illuminanti, emozionanti. Scandite dagli istanti di poesia di Sabine Weiss e quella che fa leggere tra le righe con Marlene Dumas, quanto dai messaggi dell’arte di Andrea Bowers che non chiedono il permesso, o la ferocia della bellezza di un profeta della sontuosa e dissacrante stagione surrealista come Max Ernst.

Questa selezione di mostre italiane da non perdere nell’autunno 2022, non lesina la magia di volti e animi con Richard Avedon e schiocca baci all’immaginario con Robert Doisneau, tra i capolavori tormentati di Van Gogh e l’infinito di paradossi, enigmi e inganni di M.C. Escher, Giorgio Armani che guarda il mondo con gli obiettivi di Magnum Photos e la grande mostra dedicata a Lucio Dalla, pronta a ricordarci che l‘impresa eccezionale è essere normale.

1958. Da Dior. Parigi, Francia

© Sabine Weiss /Courtesy Tre Oci, Venezia

Sabine Weiss alla Casa dei Tre Oci (Venezia)

Il grande vuoto lasciato dalla recente scomparsa di Sabine Weiss è colmato dalla sua fotografia, piena d’amore per l’umanità e La poesia dell’istante che da ritmo al percorso espositivo della più ampia retrospettiva dedicata alla fotografa franco-svizzera, negli spazi della Casa dei Tre Oci di Venezia. Più di 200 fotografie e diversi inediti rinvenuti negli archivi personali della fotografa a Parigi, compiono un viaggio in ottant’anni di vita e professione indipendente. Esercitata alternando ritratti di gente celebre e anonima, a reportage sociali a servizi fashion per magazine che contano anche Elle.

La selezione di fotografie del percorso espositivo spazia tra i ritratti dei bambini che non ha mai smesso di fotografare lungo la strada e quelli di artisti come Niki de Saint Phalle o la scrittrice Françoise Sagan, destinate a infrangere ben più dei modelli culturali femminili dell’epoca. La mostra curata da Virginie Chardin e il catalogo edito da Marsilio Arte, approfittano della poesia e dell’amore che guidano ogni progetto e cambiamento della fotografa, per articolare un viaggio che lasica dialogare anche il bianco e nero d’inediti della prima colonia familiare francese per donne affette da disturbi mentali, con il colore della prima collezione firmata da Yves Saint Laurent per Dior, insieme alla poesia dell’amore che da equilibrio a tutto.

How to: Sabine Weiss. La poesia dell’istanteCasa dei Tre Oci, Giudecca, Venezia (11 marzo – 23 ottobre 2022) – www.treoci.org/it/2013-02-05-10-08-35/mostre-in-corso/588-sabine-weiss-la-poesia-dell-istante

sabine weiss, new york, bambini

Sabine Weiss – New York, USA, 1955

© Sabine Weiss /Courtesy Tre Oci, Venezia

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“Vorrei che i miei dipinti somigliassero a poesie. Le poesie sono frasi che si sono tolte i vestiti. La poesia è scrittura che respira e salta e lascia spazi aperti, consentendoci di leggere tra le righe” Marlene Dumas.

Marlene Dumas a Palazzo Grassi (Venezia)

Tutta la produzione dell’artista sudafricana Marlene Dumas (Città del Capo, 3 agosto 1953), tra le più influenti nel panorama artistico contemporaneo mondiale, respira, salta e lascia spazi aperti, per consentirci di leggere tra le righe della nostra percezione del mondo, influenzata dal flusso senza fine di immagini che investe ogni anfratto dell’esigenza e sfumatura del quotidiano. Passata da collage e testi, a olio su tela e inchiostro su carta, continua a utilizzare “immagini di seconda mano ed esperienze di primo ordine”, per dare un volto ai paradossi delle emozioni più intense dell’umanità, combinando la sfera più intima con i fatti di cronaca e della storia dell’arte. Ritratti dell’estasi e della disperazione, dalla bramosia al disgusto, coprendo l’ampia gamma di emozioni scatenata del bisogno d’amore e della paura della morte, protagoniste assolute di questo percorso espositivo curata da Caroline Bourgeois e la stessa Marlene Dumas, per gli spazi di Palazzo Grassi. Una grande personale “aperta” all’evoluzione della sua ricerca artistica e le pieghe della nostra anima, con oltre cento opere realizzate dal 1984 a oggi, insieme ad alcuni inediti degli ultimi anni.

How to: Marlene Dumas. Open-end, Palazzo Grassi, Venezia (27 marzo 2022 – 8 gennaio 2023) – palazzograssi.it/it/mostre/in-corso/open-end-marlene-dumas

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Magnum Photos a Armani/Silos (Milano)

A guardare il mondo con gli obiettivi di Magnum Photos, nel 75° anniversario della celebre cooperativa di fotografi che ha cambiato le coordinate del fotogiornalismo, è la collettiva di Colori, Luoghi, Volti, curata da Giorgio Armani per sfilare negli spazi dell’Armani / Silos Milano fino agli sgoccioli del prossimo autunno. Un caleidoscopio di visioni e prospettive sul mondo che spazia dalle architetture sociopolitici di René Burri, tra il naufragio nella Dubai di Olivia Arthur e le angolazioni impreviste di Tokyo e Venezia di Gueorgui Pinkhassov, fino ai cromatismi dinamici della New York che sposano il senso etico ed estetico di Werner Bischof. Punti di vista differenti che spaziano dal ritratto dell’identità very british scattato da Martin Parr prima e dopo Brexit, ai volti dell’umanità delle megalopoli cinesi globalizzate di Christopher Anderson, Il Marocco sottratto alla modernità di Bruno Barbey, le tinte sature dei Caraibi e dell’America Latina di Alex Webb e le vibrazioni cromatiche che un pioniere europeo della fotografia a colori come Harry Gruyaert, instaura anche con luoghi di confine come i litorali.

How to: Magnum Photos – Colori, Luoghi, Volti, Armani / Silos Milano (19 giugno – 6 novembre 2022) – www.armanisilos.com/it/mostra/magnum-photos-colors-places-faces

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Keith Haring all’Orangerie della Villa Reale (Monza)

Dopo un tour internazionale di mostre e capsule collection da indossare con Dr. Martens, Tommy Hilfiger, Adidas, Swatch, o Lovers nel mese del Pride 2022 di Antony Morato, è l’Orangerie della Reggia di Monza a ospitare le Radiant Vision di Keith Haring. Sono cento opere e nuove diverse sezioni espositive, dedicate all’outsider più ribelle della street art newyorchese, a ripercorrere la breve e folgorante carriera del più celebre artista pop degli anni ’80 e il suo attivismo impegnato nel cambiamento sociale, l’uguaglianza LGBTQIA+, l’educazione sessuale e la tutela dei bambini. Anche dopo la scomparsa, con la fondazione che ne porta il nome. Litografie, serigrafie, disegni su carta e manifesti arrivano in mostra insieme alla potenza del suo lessico visivo per tutti, che evolve da pittogrammi runici e personaggi dei fumetti. Tornano in strada con le opere d’arte pubblica e le commissioni di beneficenza, disegnate su muri, asfalto, corpi (anche di Grace Jones e Bill T. Jones) e abiti, insieme all’avvento del nucleare, delle nuove tecnologie e dell’AIDS, responsabile del cambiamento della comunità artistica di New York e della sua prematura scomparsa, tra cani che non si limitano ad abbaiare, monoliti fallici, Radiant Baby e cuori che pulsano, insieme al valore della vita che le sue opere continuano a difendere.

How to: Keith Haring. Radiant Vision, Reggia di Monza, Orangerie (30 settembre 2022 – 29 gennaio 2023) – reggiadimonza.it

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Robert Doisneau a CAMERA (Torino)

Dei baci non ci si stanca mai, men che meno dell’atmosfera romantica e vibrante, strappata alla fuggevolezza della vita e la frenesia delle metropoli, con Le Baiser De L’Hotel De Ville da uno dei fotografi umanisti più amati e celebrati del XX secolo. Poco importa che l’attimo fuggente sia il risultato di una replica, accordata dalla coppia a Robert Doisneau per il servizio fotografico sulla Parigi del dopoguerra, commissionatogli dalla rivista americana Life. La perduta spontaneità dello scatto, non ne penalizza la potenza delle emozioni che scatena da oltre sette decenni. Eterne, quanto le meraviglie strappate all’oblio del quotidiano che danno ritmo alla mostra curata da Gabriel Bauret. La grande retrospettiva, promossa e prodotta con Silvana Editoriale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che dopo aver lasciato il Museo dell’Ara Pacis di Roma (28 maggio – 4 settembre 2022), arriva a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, con oltre 130 immagini provenienti della collezione dell’Atelier Robert Doisneau di Montrouge e tutte le emozioni degli uomini, le donne e bambini, stappati al tempo e le strade de la ville lumiere.

How to: Robert Doisneau, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino (11 ottobre 2022 – 14 febbraio 2023) – camera.to/mostre/robert-doisneau

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“Se mi fossi dato al business della magia, non avrei letto mani o fondi di caffè, avrei letto le facce e avrei avuto successo” – Richard Avedon

Richard Avedon a Palazzo Reale (Milano)

La sensualità conturbante di Nastassja Kinski, messa a nudo e in primo piano (su sfondo bianco) dall’inquadratura ravvicinata di Richard Avedon, avvinghiata a quella letale di un Boa constrictor, è un ottimo esempio della capacità di leggere volti e animi di uno dei padri indiscussi della fotografia del XX secolo. Prima che Il bacio della pantera (Cat People, 1982) di Paul Schrader, la rendesse palese a tutti, con il remake del celebre The Cat People di Jacques Tourneur e il brano Cat People (Putting Out Fire) della colonna sonora di Giorgio Moroder, scritto e interpretato da David Bowie. L’immagine guida ideale per la selezione fotografica che ne ripercorre gli oltre sessant’anni di carriera al Palazzo Reale Milano con la rassegna Relationship. 106 ritratti di personaggi celebri del mondo della politica, dello spettacolo e dell’arte, provenienti dalla collezione del Center for Creative Photography (CCP) di Tucson (USA) e dalla Richard Avedon Foundation (USA), per far luce sul linguaggio innovativo con cui Avedon ha rivoluzionato ritrattistica, fotografia fashion e di reportage, coltivando lunghe relazioni fotografiche, con personaggi come il poeta Allen Ginsberg (1963,1970), il politico George Wallace (1963,1976), con la mente e la penna affilata di Truman Capote (1949-1974), o con un testimone del profondo cambiamento socio-culturale della moda come Gianni Versace.

How to: Richard Avedon. Relationship, Palazzo Reale Milano (22 settembre 2022 – 29 gennaio 2023) – www.palazzorealemilano.it/mostre/relationships

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Lucio Dalla al Museo dell’Ara Pacis (Roma)

Dal Museo Civico Acheologico di Bologna al Museo dell’Ara Pacis di Roma, prima di toccare Napoli e Milano, la grande mostra dedicata al cantore dei ritmi più poetici dell’esistenza, ne espone la tracce indelebili nella cultura del XX secolo e nel cuore di chi non dimentica Lucio Dalla – Anche se il tempo passa. Cinquant’anni di storia personale e collettiva, al ritmo delle note delle sue straordinarie canzoni di Lucio Dalla, delle passioni che coltiva e scatena, della storia che ha segnato con la sua energia, anche dopo la scomparsa (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1º marzo 2012). La mostra d’immagini, video e memorabilia, insieme al catalogo edito da Skira in occasione del decennale della morte, ripercorrono il viaggio con il cantore di vita e suoni, insieme al musicista e lo scrittore, oltre che attore, regista teatrale, amante dello sport e appassionato di motori, danza, opera lirica, pittura, letteratura, con un numero impressionante d’interessi e passioni. Anche quelle per Roma, in una sezione inedita dedicata al suo amore per la capitale e il numero impressionante d’incontri, amicizie e capolavori che ha scatenato, dall’esperienza di Banana Republic (1979) con Francesco De Gregori a La sera dei miracoli (1980), tra un riff di clarinetto e una partita a flipper con Andy Warhol (ignorando chi fosse).

How to: Lucio Dalla. Anche se il tempo passa, Museo dell’Ara Pacis, Roma (22 settembre 2022 – 6 gennaio 2023) – arapacis.it/it/mostra-evento/lucio-dalla-anche-se-il-tempo-passa

“È la notte dei miracoli fai attenzione
Qualcuno nei vicoli di Roma
Ha scritto una canzone” da La sera dei miracoli da

lucio dalla

Ritratto di Lucio Dalla, Foto di A. Lo Giudice

© Foto di A. Lo Giudice, Coutesy Museo dell’Ara Pacis , Zètema Progetto Cultura

Van Gogh a Palazzo Bonaparte (Roma)

Sessanta opere e diverse testimonianze biografiche, come le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh, ricostruiscono la breve e tormentata vicenda umana e artistica del pittore più celebre della storia dell’arte, a 170 anni dalla sua nascita. Un viaggio nella forza e rapidità tumultuosa del suo tratto e nell’uso metaforico e vibrante del colore, dal periodo olandese, quello parigino e di Arles, fino a St. Riy e Auvers-Sur-Oise, dove mette fine alla vita. Morto suicida, con un colpo di pistola al petto nei campi di Auverse, a soli trentasette anni, dopo i numerosi e famigerati attacchi di follia, seguiti dai lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico, all’origine dei tumulti intrigati palesati con opere come Il giardino dell’ospedale a Saint-Rémy (1889). Dopo essersi tagliato gran parte del padiglione auricolare sinistro (il celebre orecchio di Van Gogh, attestato da uno schizzo di Felix Réy, dottore che medicò la ferita all’ospedale di Arles, esposto al museo Van Gogh di Amsterdam) e avere lasciato al mondo una serie sconvolgente di capolavori. Celebri, come la fierezza dello sguardo penetrante che Van Gogh rivolge allo spettatore nel 1887, con l’autoritratto a fondo azzurro con tocchi verdi. Pronto a dominare i sontuosi antri storici di Palazzo Bonaparte a Roma, insieme a molti altri capolavori, con la mostra prodotta da Arthemisia e realizzata in collaborazione con il Kröller Müller Museum di Otterlo, custode di uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh.

How to: Van Gogh. Capolavori dal Kröller-Müller Museum, Palazzo Bonaparte, Roma (8 ottobre 2022 – 26 marzo 2023) – www.mostrepalazzobonaparte.it/mostra-van-gogh.php

vincent van gogh, autoritratto, il seminatore,

Vincent Van Gogh, Autoritratto,Il seminatore,1 Aprile – Giugno 1887, Olio su cartone, cm 32,8×24

© Kröller-Müller Museum, Otterlo, The Netherlands

maurits cornelis escher, mano con sfera riflettente,

Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, 1935. Litografia, 31,1×21,3 cm, Collezione Maurits, Bolzano. All M.C. Escher works

All M.C. Escher works © 2022 The M.C. Esche Company. All rights reserved www.mcescher.com

Siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto? – M.C. Escher

Escher al Museo degli Innocenti (Firenze)

Ogni immersione nell’universo di paradossi geometrici e compositivi del celebre incisore e grafico olandese, moltiplica la relatività dei punti di vista e degli inganni (compreso quello dell’amore con Vincolo d’unione, 1956). Anche quando non scrutiamo forme e prospettive della realtà nel gioco di specchi e riflessi di una sfera, come fa M.C. Escher (Leeuwarden, 1898 – Laren, 1972) nell’autoritratto realizzato nella sua casa di Roma (Mano con sfera riflettente, 1935), città amata per l’architettura e le linee barocche che «sbiadiscono nelle ore notturne», quanto l’Italia che gioca un ruolo fondamentale nella sua formazione. Il paese che torna a ospitare un’antologica di circa duecento opere del suo ingegno, capace di ampliare gli orizzonti della mente umana, scandagliando le vie della scienza e dell’arte, con un piglio visionario in sintonia con gli enigmi dei matematici, le prospettive ingannevoli e conturbanti della psichedelica hippy e i paradossi dell’esistenza, vissuti e apprezzati dal grande pubblico che affolla le sue mostre in tutto il mondo. La mostra attesa nel Museo degli Innocenti di Firenze, promette di trasfigurare il complesso monumentale progettato da Filippo Brunelleschi che lo ospita, con il percorso espositivo che replica il continuo processo di mutazione di opere come Metamorfosi II (1939) e di tutto il suo processo artistico.

How to: Escher, Museo degli Innocenti, Firenze (20 ottobre 2022 – 26 marzo 2023) – www.mostraescher.it

maurits cornelis escher, buccia,

Maurits Cornelis Escher, Buccia, 1955, Xilografia, 32×23,5, Collezione Maurits, Bolzano, All M.C. Escher works

© 2022 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com

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Max Ernst a Palazzo Reale (Milano)

Uno sguardo all’orizzonte dell’arte che rilegge il contemporaneo, non può ignorare la prima retrospettiva italiana dedicata a un profeta della sontuosa e dissacrante stagione surrealista come Max Ernst. Un trionfo di colori squillanti e incontenibile potenza, che spicca il volo dal Palazzo Reale di Milano con L’angelo del focolare (The Fireside Angel (The Triumph of Surrealism), 1937), dipinto da Ernst nello stesso anno della Guernica di Picasso, alludendo alla immane catastrofe che stava per piombare su uomini e donne in Europa. La guerra avanza con artigli e becco della figura allegorica terrificante, minacciosi quanto l’iconografia della premonizione che nutre l’arte surrealista (non solo per André Breton), rappresentando un mondo da incubo (l’incubo del mondo), come ha già fatto con la sua rivolta contro ogni autorità. Iniziata nel 1919 dall’eclettico artista tedesco, fondando con Hans Arp il gruppo dada di Colonia, mentre crea sofisticati collage con carte da parati e frammenti di stampa popolare (che includono anche manuali di lavoro a maglia). Ritagliati con il bisturi, dipinti e incollati in composizioni visionarie, abitate da ibridi mutanti e strumenti di (scientifica) tortura. La ricca collezione di dipinti, sculture, disegni, collages, gioielli e libri illustrati, realizzate dal «filosofo che gioca» (non solo per Georges Bataille), inventa tecniche (come lo strofinamento del frottage, reso celebre dal dripping di Jackson Pollock) e vive grandi passioni (oltre quella surrealista con Leonora Carrington, o con una terza moglie come Peggy Guggenheim), sono pronti a sfidare la percezione di ogni visitatore, con tutta la ferocia della bellezza.

How to: Max Ernst. Bellezza e bizzarria, Palazzo Reale, Milano (4 ottobre 2022 – 26 febbraio 2023) – www.palazzorealemilano.it/mostre/max-ernst

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